Scivolano attraverso i varchi aperti nella recinzione, verso le tende e le baracche nell’ex scalo ferroviario di Rfi in corso Venezia, accanto al parco Peccei. Qualcuno si avvicina, si ferma pochi minuti - il tempo di uno scambio rapido - e se ne va. Altri, invece, restano più a lungo, inghiottiti dall’accampamento. È la stessa area dove il 12 giugno la polizia di Stato e i vigili urbani erano intervenuti con uno sgombero, identificando e allontanando una decina di persone. Poco meno di un mese dopo dalle finestre e dai balconi delle palazzine chi abita in zona assiste allo stesso viavai. Una situazione di «intollerabile degrado sotto gli occhi dei residenti»: è con queste parole che viene descritto quanto accade nell’ex scalo ferroviario nella periferia nord nell’esposto presentato il 29 giugno al commissariato Barriera di Milano e alla questura di Torino. A sottoscrivere il documento sono stati 60 residenti, che lo hanno corredato con filmati e materiale fotografico. Uno spazio destinato a droga e prostituzione «Uno stato di totale illegalità e abbandono» che dal settembre 2022 avrebbe assunto i caratteri di una situazione «di assoluta cronicità»: così i firmatari riassumono oltre tre anni di segnalazioni, interventi e sgomberi senza risultati duraturi. L’ex scalo di Rfi, oggi abbandonato, è destinato a ospitare in futuro il deposito e l’officina della linea 2 della metropolitana. Uno spazio che nell’esposto viene descritto come un luogo dove «l’occupazione abusiva» si accompagna ad «attività di spaccio di sostanze stupefacenti», «consumo di droghe» ed «episodi di prostituzione». Ma le conseguenze non si fermerebbero all’interno dell’ex scalo: nel documento si parla anche di «sistematici danneggiamenti» alle auto in sosta, con i finestrini rotti per rubare denaro o altri oggetti. Le richieste dei residenti: chiusura definitiva dei varchi d’accesso I residenti chiedono un intervento «con la massima urgenza» da parte delle autorità. Tra le richieste figurano un rafforzamento dei controlli nell’area, la convocazione di un tavolo in prefettura con Comune e Rfi e, soprattutto, la «messa in sicurezza e chiusura strutturale definitiva dei varchi d’accesso» attraverso barriere e sistemi di videosorveglianza, oltre al potenziamento dell’illuminazione per impedire nuove intrusioni nell’ex scalo ferroviario. Il caso approda anche in Sala Rossa Il caso, intanto, approda anche in Sala Rossa, dove in queste ore sono state depositate tre interpellanze. Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) chiede di chiarire i tempi dell’approdo della Metro 2 e della trasformazione dell’area, oltre alla «messa in sicurezza permanente» dell’ex scalo. Fabrizio Ricca (Lega) sollecita misure per evitare che «l’area venga nuovamente occupata» e per contrastare in modo strutturale spaccio e degrado. Prende posizione anche un esponente della maggioranza: è Simone Fissolo, capogruppo dei Moderati, che riprende le richieste dei residenti e punta sulla necessità di un «presidio di sicurezza dell’area», chiedendo videosorveglianza, illuminazione potenziata e vigilanza fino all’avvio dei cantieri della Linea 2.