Le Case di Comunità sono il cuore della riforma della medicina territoriale, ma per Francesco Esposito, medico di grande esperienza nonché Segretario nazionale della Federazione dei Medici Territoriali – FMT, al Sud il ritardo resta marcato e il rischio è quello di aprire strutture senza contenuti. “Se guardiamo i report di Agenas, le regioni meridionali sono quelle più in ritardo rispetto all’attivazione delle Case di comunità. Il Nord è avanti: Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Veneto hanno già chiuso accordi regionali, ristrutturato, costruito e messo a regime le strutture”, spiega Esposito. Nel Mezzogiorno il quadro è diverso: “Le Case aperte si contano ancora sulle dita di una mano. Il vero nodo è riempirle di contenuti. Ad oggi l’unico presidio presente sono i medici di medicina generale. Servono infermieri di comunità, specialisti, personale amministrativo”.
Il modello del Decreto ministeriale 77
Le Case di comunità nascono con il DM77, la riforma della medicina territoriale. “Dovrebbero essere il primo front office per dare una risposta alla richiesta di salute dei cittadini”, dice Esposito. “Lì il cittadino deve trovare il medico di famiglia, gli infermieri, gli specialisti e gli uffici che indirizzano, prenotano e fanno da filtro tra territorio e ospedale. L’obiettivo è evitare che i Pronto soccorso si intasino per problemi che possono essere risolti sul territorio”. A regime, sottolinea, devono essere “un presidio diffuso, anche nelle aree più rurali, in grado di garantire diagnosi di primo livello e percorsi di presa in carico”.










