di
Luca Bergamin
Annie Besant e Helena Blavatsky, che guidarono il futuro Mahatma alla teosofia, e Charles Webster Leadbeater che ispirò l'astrattismo all'artista russo: furono loro a realizzare questo giardino nella più antica casa-museo della Sicilia, davanti al Golfo di Naxos, frequentata da Frank Brangwyn, Alfred East, Cecil Arthur Hunt, Giacomo Balla e Fortunato Depero.
A piedi, al mattino presto, quando tutta Taormina è invasa dal silenzio, si può ascendere fino a Casa Cuseni, per presentarsi così tra i primi quando si schiude la soglia del suo straordinario giardino. A progettare questo luogo di delizie fu Annie Besant, la donna che insieme a Helena Blavatsky avrebbe iniziato il futuro Mahatma Gandhi allo studio della teosofia e alla pratica della religione Indù. L’altro creatore di questo eden panoramico fu Charles Webster Leadbeater, altro pensatore illustre, al quale si riconosce il merito col suo testo intitolato Le Forme del Pensiero di avere così guidato Wassily Kandinsky verso l’astrattismo, almeno sul piano teorico.
Pertanto, quello di Casa Cuseni può definirsi un giardino teosofico costruito agli inizi del XX secolo. Da allora le sue frequentazioni furono sempre illustri: Sir Frank Brangwyn, Sir Alfred East, Cecil Arthur Hunt, i futuristi Giacomo Balla e Fortunato Depero vennero qui e si diedero da fare, specialmente nelle decorazioni, interpretando il paesaggio come protagonista di una sorta di teatro di piante e fiori. Naturalmente, lo sfondo è sempre stato da una parte il funambolico Etna e dall’altro il decisamente più placido Golfo di Naxos. Non mancano suggestioni romantiche nella scelta delle piante, avvenute sotto l’influenza del celeberrimo William Blake, e anche John Ruskin ha svolto un ruolo influente. Dunque, in tutto il giardino di Casa Cuseni paiono evidenti le rappresentazioni del mondo spirituale attraverso le forme e i colori quasi a voler tracciare un percorso ascetico e botanico insieme: lo si capisce dalla presenza della grande Menorah (candelabro giudaico), di tre Mikveh (bagni rituali ebraici) e di un Tempio per la purificazione. Non a caso, prima di entrare, è necessario superare un sigillo, realizzato da Giacomo Balla, che simboleggia l’umana lotta tra il desiderio di conoscenza e di elevazione, e le passioni umani. Due fontane richiamano i due fiumi danteschi descritti nel canto XXVIII del Purgatorio ovvero il Lete e l'Eunoè.






