Dalla cima del frastagliato costone tufaceo sorrentino un lirico arco di roccia incanala lo sguardo sulla piscina naturale d'acqua smeraldina che specchia i resti della Villa di Pollio Felice. Ruderi di una sontuosa dimora romana, nobile e luminosa come l'amicizia tra Wagner e Nietsche che - di casa a Sorrento come l'introflesso Ibsen che vi vergò il Peer Gynt e l'amaro Gorkij esule da Capri - in cura solare proprio nella cittadina dedicata alla ricerca del piacere e del benessere andò improvvisamente in macerie dopo una furibonda e accaldata litigata. Ameno luogo di tuffi e bagni d'autore il bacino protetto è silente e magnetico come quello che sempre lungo la spettacolare passeggiata in costa artiglia la villa del Capo di Sorrento detta da Strabone e poi apostrofata come i "Bagni della Regina Giovanna" ossia della sovrana d'Angiò.

La passeggiata spettacolare affacciata sul Golfo di Napoli, sul volume conico del Vesuvio e sulle isole non è snodata nel profumato vallone di Sorrento gonfio di pini marittimi, olivi, buganvillee, limoneti e aranceti ma è tracciata in un sentiero altalenato da cementificate terrazze panoramiche che conduce in poco più di mezz'ora dall'animata griglia di stradine affollate da turisti ipnotizzati da souvenir agrumosi e mises sempre disegnate con rugosi femminielli che comunque rallegrano la vasca cittadina, ovvero corso Italia, alla piscina d'acqua di Pollio Felice. Che rimane uno dei più appartati e spettacolari lidi ad uso bagnanti della frastagliata penisola. Protetti dalla falesie si sta appollaiati sugli scogli che emergono come sentinelle ombrose nella piscina naturale lontani comunque da natanti, vele e navi impegnative.