Dalla cima del frastagliato costone tufaceo sorrentino un lirico arco di roccia incanala lo sguardo sulla piscina naturale d'acqua smeraldina che specchia i resti della Villa di Pollio Felice. Ruderi di una sontuosa dimora romana, nobile e luminosa come l'amicizia tra Wagner e Nietsche che - di casa a Sorrento come l'introflesso Ibsen che vi vergò il Peer Gynt e l'amaro Gorkij esule da Capri - in cura solare proprio nella cittadina dedicata alla ricerca del piacere e del benessere andò improvvisamente in macerie dopo una furibonda e accaldata litigata. Ameno luogo di tuffi e bagni d'autore il bacino protetto è silente e magnetico come quello che sempre lungo la spettacolare passeggiata in costa artiglia la villa del Capo di Sorrento detta da Strabone e poi apostrofata come i "Bagni della Regina Giovanna" ossia della sovrana d'Angiò.