Stazione centrale di Palermo, maggio 1975. Il pittore Corrado Cagli e la gallerista Vivi Caruso attendono l’arrivo di un ospite di eccezione. L’apertura dello sportello del vagone letto del treno proveniente da Roma, svela la figura di un signore distinto. Uno stuolo di facchini si affrettano a caricare una fila inenarrabili di bauli e valigie al suo seguito. L’ospite tanto atteso è Giorgio de Chirico accompagnato dalla moglie Isabella Pakzswer Far. L’artista giunge in città per inaugurare una sua mostra personale che si terrà alla galleria “La Tavolozza”. Questo episodio rivelerà un aspetto inedito del “Pictor Optimus”. Come in un racconto di Camilleri, tutti lo sapevano ma nessuno lo aveva mai raccontato.E come in tutte le storie bizzarre del maestro di Vigata, anche questa vicenda accade in un luogo eccentrico: il Circolo della stampa di Palermo. Protagonista il pittore metafisico che, grazie a un suo disegno inedito, consente adesso di svelare compiutamente le sue misteriose origini nobiliari siciliane. Dopo mezzo secolo, esce dall’oblio un disegno fino ad oggi inedito di Giorgio de Chirico che fa parte della collezione d’arte dell’Associazione siciliana della stampa. Il soggetto del disegno è un cavallo, tema tipico del padre della Metafisica.Fino al prossimo novembre l’opera che non era mai stata catalogata sarà esposta assieme ad altri cinquanta quadri e incisioni al Macc di Scicli (Museo arte contemporanea). “Giorgio de Chirico, il sale della Metafisica” è il titolo dell’esposizione curata da Lorenzo Canova, storico dell’arte e componente del Consiglio scientifico della “Fondazione Giorgio e Isa de Chirico”. La mostra, nata da un’idea di Graziana Papale, è organizzata da Sikarte. Le opere del pittore sono messe in dialogo con le immagini dei fotografi siciliani: Giuseppe Leone, Giovanni Chiaramonte, Pino Ninfa e Armando Rotoletti. La mostra nasce con l’obiettivo di indagare il profondo legame tra l’immaginario dechirichiano e la Sicilia. Un rapporto che lega il mito classico della Magna Grecia, la luce abbacinante delle piazze mediterranee e le atmosfere sospese delle architetture barocche siciliane.«L’Assostampa siciliana, nata alla fine dell’Ottocento, ha sempre vissuto in connessione con il territorio e lo spirito dei tempi – sottolinea Giuseppe Rizzuto, segretario regionale dell’Associazione siciliana della stampa - Il suo Circolo della stampa, ha offerto un luogo di incontro a letterati scrittori, artisti in visita in Sicilia che, spesso, lasciavano un segno tangibile del loro passaggio. Giorgio De Chirico fu uno di loro. Custodiamo con riconoscenza questo lascito della sua arte, insieme a un vasto patrimonio figurativo e librario».Il disegno inedito era stato donato dallo stesso artista, come attesta la dedica posta in basso a destra: “Omaggio al Circolo della stampa di Palermo”. Il pittore era giunto a Palermo per inaugurare una sua mostra personale organizzata da Vivi Caruso, moglie del pittore Bruno Caruso e titolare della galleria “La Tavolozza”. L’introduzione del catalogo era stata affidata a Leonardo Sciascia che dedicò al maestro un testo critico intitolato proprio “De Chirico a Palermo”. Tra i suoi incontri pubblici, anche quello con i giornalisti siciliani quando fu ospite del Circolo della stampa che aveva sede nei locali del piano terra del teatro Massimo di Palermo. Fu proprio nel corso di quella visita che l’artista fece omaggio al Circolo della stampa del suo disegno. Opera che adesso, con l’apposizione del riconoscimento ufficiale e la relativa autentica, sarà inserita nel catalogo generale delle opere di Giorgio de Chirico. Come hanno attestato gli esperti della “Fondazione de Chirico”, il segno e il tratteggio del disegno inedito sono inequivocabilmente riconducibili al pictor optimus. Al centro della scena un cavallo scosso, le briglie sciolte, la bardatura con l’arcione e i rialzi accentuati. Il pettorale incrociato in tre punti fermato da un ampio medaglione. È un destriero sospeso a mezz’aria tra ghirigori di sassi e cespugli. In alto a sinistra i ruderi di un castello posto su un’altura alberata. Il cavallo è forse Arione, leggendario stallone della mitologia greca, figlio di Poseidone e di Demetra, il destriero che salvò Adrasto, re di Argo nell’assedio di Tebe. Il tema dei cavalli ha trovato largo sviluppo nell’opera dechirichiana, dai primi dipinti di gusto bökliniano a quelli successivi. Secondo una testimonianza del fratello Alberto Savinio, un disegno eseguito all’età di nove anni da Giorgio, rappresentava proprio un cavallo in corsa e fu donato dal padre al diplomatico Moricic, console d’Austria e Ungheria a Volo, in Grecia.Questo piccolo disegno consente di ricostruire una storia poco indagata, quella che lega Palermo e la Sicilia al pittore metafisico. La famiglia Kyriko, de Chirico, commercianti, marinai e diplomatici vanta origine ellenica che risale al 1523 (Rodi). A Palermo era nato il nonno paterno, il barone Giorgio Filigone de Chirico (1794-1875), diplomatico, figura di spicco che fu consigliere dello Zar Nicola I, ambasciatore per la corte di Vienna e rappresentante del Regno di Sardegna a Costantinopoli. Non del tutto risolto il dubbio sulle origini palermitane anche del padre del pittore, la “Fondazione Giorgio e Isa de Chirico” indica Evaristo de Chirico come: “Originario di Palermo”. Evaristo de Chirico, dopo aver completato gli studi di ingegneria in Italia, si trasferì in Turchia per sovrintendere, tra il 1870 e il 1873, alla costruzione della ferrovia da Costantinopoli ad Adrianopoli e, successivamente, a quella della Tessaglia in Grecia, dove a Volos nacque, il 10 luglio del 1888, Giorgio de Chirico.