Lo scenario della Milano d’inverno lo affascinava, così il pittore chiese a un amico di andare a fare un giro in auto, dal finestrino osservava scorci della città innevata, era il pomeriggio di domenica 19 febbraio 1956 e quando si trovarono in via Palestro, vicino alla Galleria d’arte moderna, l’amico propose al maestro Giorgio de Chirico di parcheggiare l’auto ed entrare, per ammirare le nuove sale e alcuni dipinti acquisiti da poco dal Comune, alla qual proposta il pittore acconsentì dicendo: «Ma sì, saranno vent’anni che non faccio un giro». E questo fu il placido antefatto dello scandalo.

Quando de Chirico arriva davanti a una sua tela, sessanta centimetri per novanta, che mostra oggetti colorati in grembo a due manichini evanescenti, un quadro datato 1926, intitolato «Le fils d’Ebdomero» (come il titolo del meraviglioso ed enigmatico romanzo che de Chirico ha pubblicato a Parigi nel 1929, Hebdòmeros), ecco dopo aver a lungo esaminato la tela, il maestro alza lo sguardo e sentenzia: «È un falso».