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Paolo Rodari

Esperto di medicine orientali, un viaggio in Cina da bambino segna la sua vita e il suo futuro. Ha aperto un Tempio nel Casentino e aiuta le persone a riconoscere la propria energia interiore. Ogni mese arrivano centinaia di persone, dai bambini ai novantenni. «Il corpo è un’automobile, al volante c’è il cuore: la mente è il navigatore ma non deve guidare»

Marco Montagnani parla lentamente, come chi ha imparato a misurare le parole per non disturbare l’armonia che lo circonda. Seduto nel luogo che ha scelto come sua dimora, Nova Era, nella Valle Santa del Casentino, sembra quasi confondersi con il paesaggio. «Alcuni mi chiamano maestro, altri dottore. Io mi sento semplicemente un viandante», dice. E in quel termine, viandante, c’è tutta la sua storia, un cammino che non ha mai smesso di compiere, dentro e fuori di sé, e che oggi mette al servizio degli altri. Perché il suo scopo non è insegnare qualcosa, ma aiutare ciascuno a trovare il proprio fuoco, quella scintilla che dà direzione e senso alla vita.

Tra i monaci taoistiLa sua biografia è sorprendentemente semplice. Diplomato in medicina tradizionale cinese nella provincia cinese del Fujian, specializzato in fitoterapia clinica in Italia, docente a Firenze, tecnico di Qigong terapeutico, insegnante di respirazione. Ma i titoli non raccontano la sostanza. Montagnani non è un uomo di curriculum, bensì di incontri. E il primo, quello che gli ha cambiato la vita, avviene a nove anni. Accompagna il padre in Cina. Lì conosce Li Yiong, l’interprete che diventerà la sua guida. Insegue l’idea ingenua di trovare Bruce Lee, ma finisce sui monti di Wu Dang, tra i monaci taoisti. «Cercavo qualcosa di spirituale, non solo la lotta», ricorda. Il monastero in cui viene accolto è un luogo quasi proibito: migliaia di richieste, sei ingressi l’anno. Lui entra senza sapere come, senza sapere perché. «Solo dopo ho capito che era un privilegio raro». Quel privilegio diventa un legame: un maestro, una disciplina, un modo di guardare il mondo.