«Conosci tu la terra dove fioriscono i limoni...». Gli echi poetici di Goethe, incantato viaggiatore in Sicilia, ritornano alla mente di fronte alla scultura di Emilio Isgrò «Il sogno di Empedocle»: tre semi del frutto ingranditi un miliardo di volte e trasformatosi in scultura di pietra. Siamo nelle campagne di Giarre, sul quel versante costiero tra Catania e Taormina che sposa la terra nera dell'Etna con il verde degli agrumeti e l'azzurro dello Jonio. L'opera dialoga con il maestoso vulcano, incombente ma mai inquietante; ne rievoca il mito dello scienziato agrigentino che voleva studiare le emissioni gassose dell'Etna e finì dentro il cratere; e introduce un discorso sui giardini che, attraverso la creatività della natura e la riflessione artistica, si fa paesaggio culturale. Il merito di questa evoluzione va al Radicepura Garden Festival, la biennale del giardino mediterraneo, giunta alla quinta edizione, ospitato da Piante Faro, una delle realtà vivaistiche più dinamiche del panorama italiano che ormai riceve attenzioni ed elogi da una platea europea.