C’è una regione che più di tutte unisce l’idea di viaggio e cultura enogastronomica con quella di sacrale ospitalità, mettendo da sempre l’uomo al centro dell’itinerario: La Sicilia. Un luogo magico, di delizie e di racconti, di gesti e convivialità, di ritualità e identità. Una Sicilia da portare in tasca o nel cuore, come diceva Camilleri. In questo quadro La Sicilia di Ulisse, storica associazione che riunisce ristoratori, albergatori e produttori, ha riportato al centro il valore umano del viaggio e dell’ospitalità con “Gensy 2025”, la sua biennale dedicata alla cultura del cibo, del vino e dell’accoglienza.

Nino Graziano e Filippo La Mantia con i cuochi

Cibo, cultura e ospitalità

“Gensy” è il nome programmatico scelto per l’evento: nasce dalla radice latina “gens”, popolo, stirpe, comunità, la stessa che ritorna in parole come intelligenza e ingegno. Un nome che unisce la forza delle radici a uno sguardo moderno e internazionale. Nei giorni scorsi, nei saloni del Grand Hotel et Des Palmes di Palermo, l’isola ha discusso di turismo come esperienza culturale e sensoriale, capace di fondere territorio, gastronomia e cura della persona. Tavola, vino e ospitalità hanno costruito un racconto condiviso: quello di una Sicilia che misura la propria forza nella qualità delle relazioni e nel rispetto di chi la vive ogni giorno.