Da sinistra Matteo Casadio , monsignor Lorenzo Ghizzoni e. don Alain GonzalesRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciContinuare ad essere un presidio contro la povertà e nell’assistenza agli anziani, il tutto nello spirito del fondatore don Angelo Lolli. Ma per l’Opera Santa Teresa di Ravenna è inevitabile fare i conti con i numeri: che, se da un lato, indicano poco meno di 600 bisognosi assistiti dalle docce alla colazione - passando dal dormitorio (16 posti letto) e dalla Casa della carità (50 posti letto) - oltre ai 74 posti nella struttura ricettiva, dall’altra parte l’esercizio economico non nasconde le difficoltà: il 2025 si chiude con un disavanzo economico di 1,4 milioni frutto anche di una evidente disaffezione dei ravennati quanto a lasciti: tra 2024 e 2025, infatti, si registrano 450mila euro di lasciti in meno con le erogazioni liberali, più o meno stabili, a quota 520mila euro.
I dati sono emersi nel corso della presentazione dei dati di bilancio dell’Opera Santa Teresa a cui hanno preso parte il direttore dell’Opera don Alain González Valdés, il vice direttore Matteo Casadio e l’Arcivescovo di Ravenna-Cervia e presidente dell’Opera, monsignor Lorenzo Ghizzoni. Presente in rappresentanza del Comune di Ravenna, l’assessora alle politiche sociali Roberta Mazzoni. "L’obiettivo dell’Opera non è il profitto, ma la carità - ha spiegato Matteo Casadio – e tuttavia, una perdita di queste dimensioni, 1,4 milioni, non può diventare strutturale. Per questo sono già state avviate azioni di razionalizzazione, tra cui la recente cessione della residenza per anziani di Faenza, che consentirà un risparmio annuo di oltre 400mila euro tra minori oneri finanziari ed ammortamenti". Del resto, a seguito degli investimenti realizzati per l’ampliamento del dormitorio e della Casa della Carità, Santa Teresa ha dovuto far ricorso a rilevanti fonti di finanziamento bancario.






