L’interesse per la computazione quantistica è nato, a livello globale, negli anni Novanta, quando i primi algoritmi dimostrarono che un computer basato sui qubit (ossia il bit quantistico) avrebbe potuto risolvere in tempi ragionevoli problemi matematici che nessun calcolatore classico avrebbe mai potuto affrontare. Poi, per quasi vent'anni, i tentativi di dare concretezza a questo possibile sviluppo sono rimasti confinati nei centri di ricerca, in quanto le tecnologie erano ancora troppo immature, fragili e costose per diventare qualcosa di più che un esperimento di laboratorio.

A partire degli anni Dieci di questo secolo, Google, IBM e Microsoft hanno avviato investimenti industriali e i governi di Stati Uniti, Canada e Regno Unito hanno lanciato per primi delle strategie nazionali per non perdere il possibile vantaggio competitivo. Così il quantum computing ha smesso di essere una curiosità accademica per diventare un settore che – da allora e sempre più – ha un proprio mercato, con finanziamenti e applicazioni concrete. La convergenza con l'intelligenza artificiale ha aggiunto un livello ulteriore: per la prima volta dopo decenni, i ricercatori hanno a disposizione strumenti capaci di affrontare in modo qualitativamente diverso problemi, di fisica e non solo, rimasti irrisolti da oltre mezzo secolo.