È entrata in vigore dal primo luglio scorso la nuova normativa sul Tfr (Trattamento di fine rapporto) stabilita dalla legge di Bilancio 2026. Chi verrà assunto nel privato da quella data in avanti «aderirà» automaticamente alla previdenza complementare e il Tfr, insieme ai contributi a carico del datore di lavoro e del lavoratore per la previdenza complementare, confluiranno automaticamente nel fondo pensione previsto dal contratto collettivo di lavoro o, laddove non vi sia, verso il Fondo Cometa (metalmeccanici), individuato dal decreto del ministro del lavoro 31 marzo 2020, n. 85.
Le lavoratrici e i lavoratori avranno sessanta giorni di tempo per ritirare l’adesione, altrimenti scatterà il silenzio-assenso e, mentre chi deciderà di non destinare il proprio Tfr alla previdenza complementare potrà sempre rivedere la propria decisione, la scelta verso i fondi pensione sarà irrevocabile.
A rendere l’adesione ai fondi privati ancora più incentivata concorrerà una riduzione del carico fiscale, che si manifesta in termini di deducibilità fino a 5.300 euro e in termini di aliquota più bassa sulle plusvalenze, fissata al 20% invece che al 26%. A gestire questa montagna di denaro – si tratta di 13 miliardi di euro- saranno i consigli di amministrazione dei fondi pensione, composti pariteticamente da rappresentanti dei sindacati e da rappresentanti dei datori di lavoro. Ma, naturalmente, la gestione reale verrà da questi affidata ai grandi fondi finanziari internazionali, i quali decideranno in totale autonomia dove investirli.












