Un audio rubato, una telefonata mantenuta aperta con l’inganno e lo spettro di un blitz domestico. La Procura di Roma stringe il cerchio intorno alla presunta spy story che ha scosso i palazzi della politica e dispone il decreto di citazione diretta a giudizio per Maria Rosaria Boccia e per il cronista Carlo Tarallo. L’accusa contestata dai pm Giulia Guccione e Barbara Trotta è di interferenze illecite nella vita privata. I due imputati, si legge nell’atto, «in concorso fra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e anche in tempi diversi, diffondevano frammenti della registrazione della conversazione intrattenuta» tra l’allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e la moglie, la giornalista Rai Federica Corsini. I fatti risalgono all’agosto dello scorso anno. In quell’audio l’attuale capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio regionale della Campania e l’imprenditrice di Pompei, in quel frangente aspirante collaboratrice del Mic, affrontavano il tema della relazione extraconiugale, poi smentita da Boccia.

Le accuse dei pm L’appuntamento in aula per l’udienza predibattimentale è fissato per il prossimo 3 dicembre a al centro del fascicolo ci sarà un frammento di intimità familiare violata. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Boccia avrebbe costretto l’allora ministro Sangiuliano a mantenere attiva una conversazione telefonica mentre l’uomo si trovava nella sua abitazione privata di San Martino. In quegli istanti, ignaro del fatto che dall’altro capo del filo qualcuno stesse registrando, Sangiuliano confessava alla moglie l’esistenza della relazione extraconiugale.Sangiuliano, «A Casalnuovo carosello di moto per intimidire libertà di voto»Se il telefono fosse stato riagganciato, Boccia si sarebbe presentata alla porta della loro abitazione. Quei frammenti audio rimbalzarono sui social e anche sul sito della testata “Anteprima 24”. Un travaso che per la Procura configura il concorso nel reato da parte del cronista Tarallo. Il decreto fissa adesso una linea di demarcazione in una querelle che ha alimentato il dibattito pubblico tra veleni incrociati e colpi di scena. La linea difensiva La reazione degli imputati non si è fatta attendere. Gli avvocati di Maria Rosaria Boccia, i penalisti Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, non nascondono il disappunto: «Apprendiamo con immenso stupore quanto notificato. All’esito delle indagini era stata prodotta una capillare memoria, che probabilmente non è stata neanche letta. I frammenti diffusi presentavano il logo della trasmissione “Report” ed erano già reperibili in rete». E ancora: «L’unica condotta della dottoressa Boccia è stata l’approvazione della collaborazione inviata da “Anteprima 24”, al pari di tantissimi utenti. Dimostreremo l’assoluta assenza di responsabilità». Non meno polemico l’intervento dell’avvocato Maurizio Capozzo, legale di Tarallo, che evoca una disparità di trattamento: «Trovo sconcertante che per questi stessi fatti il gip di Roma, analizzando il materiale a carico di Sigfrido Ranucci, abbia disposto l’archiviazione. Ora invece si procede contro Tarallo, che non solo si è già difeso in sede di interrogatorio spiegando al pm di aver realizzato solo un’intervista, ma ha chiarito che tutto il resto era frutto della post-produzione». A ottobre è fissato anche il processo principale che vede Boccia imputata per stalking, lesioni, diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum. Un filone nato proprio dalla denuncia di Sangiuliano.