Quattrocento metri dalla chiesa. Forse anche meno. Una distanza che, sulla carta, sembra insignificante. Ma ora la lunghezza del percorso non conta. Conta come parti.
Da su Frontigheddu, il promontorio che domina il santuario di San Costantino, non è concesso sbagliare. Tutto si decide nei primi istanti. Serve un cavallo esperto, coraggioso, pronto a scattare al minimo cenno. Perché quelli dietro non aspettano. Non esiste una seconda possibilità.
E non è facile quando davanti a te ci sono trentamila persone. Quasi il pubblico di una partita di Serie A. Con una differenza: allo stadio gli sguardi si dividono tra ventidue giocatori, qui sono tutti puntati su di te.
Il cuore accelera. Una mano stringe le redini, l’altra impugna lo stendardo. Il cavallo avverte la tensione, la trattiene e la restituisce in energia pronta a liberarsi. Il suo respiro si fa più profondo, le narici si dilatano. Ora senti il suo cuore battere allo stesso ritmo del tuo.
Ma non bisogna lasciarsi dominare dall’emozione. In fondo, questo momento lo hai aspettato per tutta la vita. Da quando, bambino, guardavi correre l’Ardia e immaginavi che un giorno, là davanti, ci saresti stato tu.










