Le opposizioni insorgono per l'accordo della società Jc Electronics, che avrebbe dovuto avere oltre 200 milioni per il caso del contratto stralciato. Il ministro Schillaci: "Fatta la scelta più responsabile per i conti pubblici"
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L’ipocrisia della sinistra su quanto accaduto nel 2020-2021 a proposito del Covid è disarmante. Si apre un nuovo fronte nella intricata vicenda delle mascherine durante il periodo del Covid, una vicenda che continua ad alimentare lo scontro tra Movimento 5 Stelle e Fratelli d'Italia. Il nuovo capitolo è rappresentato dal caso della rescissione del contratto per la fornitura di mascherine con la Jc Electronics, interrotta su decisione di Domenico Arcuri e per cui lo Stato è stato condannato in primo grado nel 2025 ad un risarcimento di 203 milioni di euro più interessi. Sull'argomento il ministro della Sanità Orazio Schillaci al Senato rivela che già nell'ottobre 2025 il governo aveva chiuso un accordo da 100 milioni con la Jc per rinunciare all'appello e chiudere il contenzioso. "Nulla fuori dalle regole - spiega - Solo la scelta più responsabile per i conti pubblici". Sempre il ministro ha spiegato che non si è atteso l’appello perché “se si fosse perso in appello l'accordo non avrebbe fatto comodo a nessuna delle amministrazioni coinvolte, la controparte avrebbe incassato tutto senza sconti. Aspettare significava perdere l'unica occasione reale di contenere il danno dello Stato”.La reazione delle opposizioniLa notizia scatena la dura reazione delle opposizioni, che chiamano in causa i rapporti tra FdI e l'amministratore delegato della Jc, Dario Bianchi. "Il signor Bianchi - attacca in una nota il leader pentastellato Conte - è quello che Fratelli d'Italia ha chiamato più volte in commissione Covid e vorrebbe costruire una macchinazione in cui coinvolge anche me. Ho già dichiarato in tutte le occasioni che non c'entro nulla". "Vogliamo sapere chi ha deciso di pagare più di 100 milioni di euro - attacca il capogruppo dem in Senato Francesco Boccia - a un'azienda che ha scoperto all'improvviso di produrre mascherine, e che, guarda un pò, partecipava e partecipa ad Atreju". Bignami chiarisce e rilancia: "Rinunciate allo scudo"Ma tutto è stato chiarito e smentito. “Il tribunale di Roma ha condannato lo Stato italiano, cioè tutti noi, a pagare 250 milioni in favore di un'azienda. Tra l'altro, con una sentenza immediatamente esecutiva, quindi l'azienda potrebbe chiederli quando vuole, come vuole, pignorando ciò che vuole, perché durante la pandemia il governo Conte ha stracciato un accordo con questa azienda che si impegnava a dare mascherine”, le parole di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, in un video pubblicato sui social, rispondendo alle polemiche di M5s e Pd. “Tra l'altro, sarà un caso, ma dopo che ha stracciato questo accordo, la struttura di Arcuri è andata a stipulare dei contratti con delle aziende e consorzi cinesi, che nessuno aveva mai visto prima e nessuno vedrà mai più dopo, per un miliardo 251 milioni di euro, per 800 milioni di mascherine, la larga parte delle quali sono finite al macero perché erano tutte del tutto inadeguate. Altre invece sono andate negli ospedali, ai sanitari, ed erano inadeguate, con delle aziende che non erano nell'elenco delle società ritenute affidabili dal governo cinese, e infatti nessuno le ha viste mai prima e nessuno le ha viste mai dopo”, ha aggiunto l’onorevole.Oltretutto, ha aggiunto Bignami, “la struttura nel frattempo si era dotata di un bellissimo scudo erariale, penale, anticorruzione, per il quale non sarebbero mai stati chiamati a rispondere di ciò che avrebbero fatto. Roba che, a confronto, lo scudo di Capitan America era fatto di gommapiuma. Non solo. Lo schema è lo stesso che la commissione Covid sta scoprendo ogni tanto operare. Ogni tanto. Vale a dire, un'azienda vince un affidamento, poi arrivano dei professionisti che chiedono il 10% del valore dell'appalto. È un caso anche che alcuni di questi professionisti lavorassero nello studio in cui, a suo tempo, lavorava Giuseppe Conte? E se dicono no, come ha fatto questa azienda, partono non solo le revoche, ma anche controlli, verifiche, sanzioni”.









