L’Europa e l’Italia in particolare – con le prime cinque lampadine accese col calore della Terra nel 1904, a Larderello in Toscana – rappresentano la culla tecnologica della geotermia, una fonte rinnovabile che da sola ha la potenzialità per soddisfare 140 volte l’attuale fabbisogno elettrico globale, ma che di fatto è ancora limitata ad applicazioni di nicchia perché oggi circoscritta alle aree geografiche più favorevoli.

In Europa ci sono 147 centrali geotermoelettriche in funzione per oltre 3,5 GW di potenza installata, in grado di generare 20 TWh di elettricità, quasi esclusivamente in Italia, Islanda e Turchia; a livello globale si arriva a 99 TWh, ovvero meno dello 0,5% della produzione elettrica.

Va (molto) meglio in Toscana, dove la geotermia produce – oltre al calore che alimenta i teleriscaldamenti – tanta elettricità da equiparare un terzo dei consumi regionali. Anche sul front locale rimangono però criticità da superare. Il territorio toscano resta infatti in attesa che possa entrare in piena operatività il rinnovo ventennale delle concessioni geotermiche accordato nel febbraio 2025 dalla Regione Toscana in favore di Enel green power, a fronte di un accordo industriale che prevede nuovi investimenti da 3 miliardi di euro (che arrivano a 7,4 mld di euro contando anche costi d’esercizio e manutenzione ordinaria), comprensivi di 400 mln di euro in “compensazioni” ai territori interessati, di 200 destinati all’area amiatina. Una partita che sta passando attraverso le aule di tribunale, dopo i ricorsi presentati dai comitati no-geo locali, ancora in attesa di sentenza definitiva: per il momento, lo scorso dicembre il Tribunale amministrativo (Tar) della Toscana ha pubblicato due ordinanze contro l'accesso ai documenti amministrativi del procedimento che ha portato alla rimodulazione delle concessioni.