Nel cuore della Toscana, dove da oltre duecento anni il vapore del sottosuolo alimenta le centrali elettriche di Larderello, si apre oggi una nuova e ambiziosa frontiera: estrarre il litio direttamente dalle acque geotermiche, prima che vengano reimmesse nel terreno. Un progetto che, se dovesse rivelarsi economicamente sostenibile, potrebbe trasformare la regione in un polo strategico europeo per uno dei materiali più preziosi della transizione energetica.

L'annuncio è arrivato dall'assessore regionale all'ambiente, David Barontini, che ha illustrato i dettagli dell'iniziativa in un'intervista ad Arpat, l'agenzia regionale per la protezione ambientale toscana. È proprio ad Arpat che la Regione ha affidato il coordinamento di uno studio approfondito per valutare la fattibilità del recupero del litio dalle cosiddette "brine geotermiche": i fluidi che vengono estratti dal sottosuolo per produrre energia elettrica e poi reiniettati come scarti del processo produttivo.

Lo studio non parte da zero. Barontini ha spiegato che una prima fase di screening sui dati storici disponibili è già stata portata a termine con successo. Il passo successivo prevede approfondimenti tecnici più mirati e un'analisi rigorosa sia sull'efficacia delle tecnologie estrattive attualmente sul mercato, sia sull'impatto ambientale che queste comporterebbero. Le basi scientifiche del progetto poggiano sugli studi del Cnr e sulle rilevazioni del Consiglio europeo per l'energia geotermica (Egec), che confermano il potenziale dei serbatoi geotermici dell'area di Larderello.