Il conto alla rovescia è praticamente terminato. A partire da sabato 4 luglio 2026, la proroga del taglio delle accise su benzina e diesel – che ha accompagnato gli automobilisti italiani per diversi mesi – cessa ufficialmente la sua validità. Senza ulteriori interventi dell’ultimo minuto da parte del Governo, le aliquote torneranno ai livelli ordinari, segnando la fine di una fase di calma dei prezzi alla pompa.

Cosa cambia

L’effetto immediato della fine dello sconto fiscale si tradurrà in un aumento diretto del costo del carburante. Considerando il peso delle accise e la conseguente incidenza dell’IVA (che si applica anche sulla componente fiscale), si stima un rincaro di circa 6,1 centesimi al litro. Per gli automobilisti, questo significa che fare un pieno di circa 50 litri costerà mediamente oltre 3 euro in più rispetto ai giorni scorsi. Le stime di mercato indicano che il prezzo medio della benzina sulla rete stradale ordinaria potrebbe attestarsi intorno a 1,86 euro al litro, mentre il gasolio si avvicinerà pericolosamente alla soglia, o in alcuni casi la supererà, di 1,94-1,95 euro al litro.

Le ragioni dietro la scelta

La decisione dell’esecutivo di non rinnovare la misura non è casuale. Il taglio delle accise era stato concepito inizialmente come un intervento straordinario ed emergenziale per rispondere a una crisi energetica senza precedenti, legata anche alle forti tensioni in Medio Oriente. Con il recente allentamento di tali criticità geopolitiche, inclusa la riapertura di rotte marittime strategiche come lo Stretto di Hormuz, e il conseguente raffreddamento delle quotazioni internazionali del greggio, il Governo ritiene esauriti i presupposti che giustificavano un oneroso impegno di spesa pubblica a sostegno dei prezzi dei carburanti.