Ci sono due persone che, da qualche tempo, hanno scelto il sagrato della chiesa del Redentore come rifugio occasionale. Non sempre trascorrono lì l’intera notte. A volte si concedono soltanto un riposo nel pomeriggio, distesi per qualche ora sulle pietre della piazza. Altre, invece, arrivano quando la piazza si svuota e restano fino alle prime luci del mattino, per poi andare via. Capita che ritornino il giorno successivo, ma anche che spariscano per diversi giorni.
Dormono senza cuscini, senza coperte. E soprattutto senza lasciare nulla dietro di sé. Nessun cartone, nessun sacco, nessun giaciglio improvvisato. A differenza di tante altre «postazioni» disseminate in città, qui il mattino cancella ogni traccia del loro passaggio. Forse è pudore. O forse è semplicemente il segno che quel sagrato non è una dimora, ma soltanto un riparo provvisorio dove fermarsi qualche ora, di giorno o di notte, prima di riprendere il cammino.
Per don Carlo, direttore dell’Istituto Salesiano Redentore, non si tratta però di una novità. «Non vedo un’emergenza diversa da quella che viviamo da anni - racconta -. Per mesi sulla panchina della piazza ha dormito un uomo che, come spesso accade, non voleva essere accolto in una comunità. Ci sono persone che fanno una scelta precisa, spesso dettata dalla solitudine, altre invece non riescono semplicemente a trovare una casa. La fotografia è sempre la stessa».







