All’ora di cena il primo passaggio della serata di Termini: procurarsi qualcosa da mettere sotto i denti e recuperare, talvolta contendere, un angolo sicuro dove trascorrere l’ennesima nottata all’addiaccio. In meno di un’ora ogni anfratto è occupato da una storia, ogni strettoia diventa letto, su ogni panchina c’è una trapunta gonfia di umanità, ogni cantone è buono per smaltire la sbornia. È la massacrante routine di chi cerca rifugio nella e dalla metropoli. E lo fa da invisibile muovendosi nel cono d’ombra della babele nel cuore di Roma, dall’alba al tramonto di ogni giorno un brulicare di turisti, pendolari, uomini d’affari e gente che prova solo a svoltare la giornata, ma anche di habitué della stazione tipo furbacchioni e truffatori, come pure poliziotti a caccia di spacciatori di oblìo che spingono il loro veleno sussurrando «hashish», «coca» o crack» all’orecchio del passante.