Le «zone a tutela rafforzata» non funzionano. È evidente che questo provvedimento, nella Capitale ormai in vigore da maggio, non è riuscito a ottenere in sei mesi i risultati sperati. E la colpa non è dei mancati controlli da parte delle forze dell’ordine. Quelli ci sono. La presenza delle divise, all’Esquilino e intorno a stazione Termini, è forte, incessante e costante. Ma gli immigrati, gli sbandati, i senzatetto, sono un esercito inesauribile che la stazione centrale attrae come una potente calamita. Perché è intorno ad essa che si concentra il via vai dei turisti appena sbarcati a Roma, è all’Esquilino che si conta la maggior parte degli alberghi, dei b&b e degli affittacamere. Ma è soprattutto qui che gli stranieri e i clochard possono trovare un pasto e un ricovero. L’abbiamo scritto e riscritto. Solo allontanando queste strutture dalla «zona rossa» è possibile, mantenendo la stretta di polizia e carabinieri sul territorio, rendere stazione Termini un’area sicura, di giorno e di notte. Basti pensare che intorno allo scalo si concentrano l’affollatissima mensa serale e dormitorio della Caritas di via Marsala intitolata a Don Luigi Di Liegro, quella di via Paolina, una traversa di piazza dell’Esquilino, gestita da Sant’Egidio, ancora la mensa diurna della Caritas "Giovanni Paolo II" di Colle Oppio e il "Centro docce solidale" della Parrocchia S.S. Silvestro e Martino ai Monti. Senza contare tutte le altre realtà satelliti sparpagliate nella zona, che accolgono poveri cristi per la notte, e la tensotruttura di largo di Porta San Lorenzo realizzata per dare un tetto, di notte, a decine di immigrati africani che fino allo scorso anno affollavano il "Gran Camping Roma" di viale Pretoriano lungo le Mura Aureliane.
Roma: scippi, violenze e aggressioni, la stazione Termini è un Far West
Le «zone a tutela rafforzata» non funzionano. È evidente che questo provvedimento, nella Capitale ormai in vigore da maggio, non &e...






