Deve essere chiaro una volta per tutte: la stazione Termini è il fronte principale su cui si combatte la durissima battaglia della sicurezza nazionale. Se a Termini vince la violenza, il messaggio corre veloce in tutto il Paese: il crimine può prevalere. Se Termini resiste e vince, allora l’Italia dimostra di sapersi difendere, qui e ovunque. In queste ore lo sforzo è visibile, la zona è sotto una morsa di controlli senza precedenti. Pattuglie rinforzate ovunque: sotto i portici di piazza dei Cinquecento, lungo via Giolitti, in via Manin, fino all’Esquilino. Identificazioni a tappeto, fermi in serie, vertice urgente in prefettura. Daspo urbani estesi, presidi visibili 24 ore su 24, operazioni coordinate tra Polfer, Questura, Reparto Mobile, Carabinieri e Polizia Locale. Le forze dell’ordine stanno compiendo uno sforzo straordinario, encomiabile. Ma proprio questo è il dramma: serve un intervento eccezionale per tenere la situazione «sotto controllo». Il controllo vero non può dipendere da blitz notturni o da mobilitazioni spot. Deve essere la normalità. Deve esistere nelle ore diurne come in quelle notturne, senza bisogno di eroismi quotidiani. Se per evitare il collasso serve sempre lo stato di emergenza, significa che lo Stato ha già perso la battaglia ordinaria. E questo non è più tollerabile.
Roma, controllo e leggi speciali: la battaglia della legalità si vince o si perde a Termini
Deve essere chiaro una volta per tutte: la stazione Termini è il fronte principale su cui si combatte la durissima battaglia della sicurezza na...














