La campagna di Travaglio

Giovanni M. Jacobazzi

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Mauro Paladini, presidente della Scuola superiore della magistratura, è da settimane nel mirino del Fatto Quotidiano. “Una vergogna”, titolava ieri il quotidiano diretto da Marco Travaglio, riferendosi alla sua gestione dei verbali della Scuola. La nomina di Paladini, la scorsa primavera, ha scatenato polemiche che vanno ben oltre il suo curriculum o le modalità della sua elezione. Al centro del dibattito, infatti, sembra esserci soprattutto un dato politico e culturale: dopo circa 20 anni di guida riconducibile all’area progressista, la principale istituzione deputata alla formazione dei magistrati italiani è passata a una figura non identificabile con quel mondo.

Paladini ha preso il posto di Silvana Sciarra, già presidente della Corte costituzionale, che aveva scelto di dimettersi dopo la mancata riconferma. La sua elezione è stata allora descritta come il frutto di un presunto “blitz” della maggioranza di governo per conquistare il controllo della formazione delle toghe. Eppure il suo curriculum racconta una realtà diversa. Ordinario di diritto privato all’Università di Milano-Bicocca, Paladini è stato magistrato civile e penale per quasi 10 anni, insegna da tempo nelle università italiane e conosce bene la stessa Scuola superiore della magistratura, nella quale svolge attività di formazione da anni. Un profilo accademico e professionale difficilmente liquidabile come una semplice nomina politica.