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26 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:21

In tempi di separazione delle carriere a Palazzo Chigi, nella speranza che vinca il Sì, fa gola da tempo un presidente della Scuola superiore della magistratura ideologicamente schierato a destra. La Scuola, tre sedi a Scandicci, Roma e Napoli, un bilancio che s’aggira sugli otto milioni di euro, in futuro divisa in due sezioni per pm e giudici (sempre se il Sì dovesse prevalere sul No), dovrebbe diventare il formatore prioritario delle nuove generazioni di toghe obbedienti alla teoria del giudice “bocca della legge”, obbediente al potere insomma. I passi giusti però vanno fatti subito, quand’è alle viste il rinnovo biennale dell’attuale presidente.

L’uomo giusto c’è già. Super cattolico e di destra. Contro Silvana Sciarra, la giuslavorista allieva di Gino Giugni al vertice della Scuola dal marzo 2024, e prim’ancora presidente della Consulta, “colpevole” di essere stata indicata nel 2014 dal Pd. Il candidato perfetto, per giunta già vicepresidente, ce l’ha già piazzato il Guardasigilli Carlo Nordio, nella cinquina di nomi che gli spettava di indicare due anni fa per la Scuola. Si chiama Mauro Paladini ed è un professore super cattolico, nato a Lecce come il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, e che nel suo curriculum in bella mostra sul sito della Scuola, tra le note biografiche e di carriera, annota anche quella di essere “componente del centro studi Rosario Livatino“, cioè la creatura di Mantovano cui aderiscono tutte le toghe che poi fanno carriera al Csm. Come quel Domenico Airoma che, da procuratore di Avellino, ha conquistato il vertice di Napoli Nord.