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18 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:48
A quattro giorni dal referendum, Meloni, Nordio e Mantovano inviano un segnale ben preciso sul futuro delle toghe se per caso dovesse prevalere il Sì sulla separazione delle carriere. Alla Scuola della magistratura, come aveva anticipato il Fatto quotidiano, finisce l’era di Silvana Sciarra e inizia quella di Mauro Paladini. Con un secco sei a quattro. Sciarra non ritira neppure la scheda. Mentre Paladini annuncia la sua candidatura. Vincono i rappresentanti mandati a Scandicci dal Guardasigilli Carlo Nordio. Perdono i togati eletti dal Csm. Paladini, per giunta, fa parte del Comitato Sì riforma, giusto quello costruito ad hoc per il referendum da Mantovano. Un segnale chiarissimo della direzione in cui andrà la Scuola, come fa notare più di un magistrato preoccupato per questa elezione.
L’ex presidente della Corte costituzionale Sciarra, indicata dal Pd nel 2014, viene bocciata dai giudici e dai laici di destra per il rinnovo della presidenza della Scuola superiore della magistratura, dov’era stata votata due anni fa. Al vertice le subentra Paladini, il professore di diritto privato a Milano Bicocca che, nelle sue note biografiche presenti sul sito della stessa Scuola, non ha solo la sua città di nascita, giusto Lecce, la stessa del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha sponsorizzato fortemente la sua candidatura, ma anche l’appartenenza alla più cara creatura dello stesso Mantovano, il Centro studi Rosario Livatino. Paladini, in questi due anni di Scuola, si è anche distinto per la sua impronta ideologica decisamente conservatrice nella gestione dei corsi sia per i giovani magistrati in tirocinio, sia per quelli già in ruolo. Una delle definizioni che più gli viene attribuita è quella di aver parlato dei bambini che nascono con l’utero in affitto qualificandoli come “corpi di reato”.








