Diciotto pagine di “omissis”. Leggibili soltanto la prima pagina con l’intestazione della Scuola superiore della magistratura, l’elenco dei presenti alla seduta, l’ordine del giorno e il tema della giornata, cioè l’elezione il 18 marzo del nuovo presidente della Scuola di formazione delle toghe italiane. Seguono 18 pagine di “omissis” interrotte alla nona dalle parole del neopresidente della Scuola Mauro Paladini, il professore di diritto privato a Milano Bicocca che ne prende le redini, il quale specifica di “non aver formulato alcuna autocandidatura nella seduta precedente, avendo ritenuto opportuno che la proposta provenisse da altri componenti del comitato”. Dopo un nuovo “omissis” ecco la notizia: “Il professor Paladini dichiara di accettare la candidatura”. E vince con un sei a quattro.

Con lui ovviamente c’è tutta la destra, professori, avvocati e toghe assieme. Alle 13 e 40, recita la diciottesima pagina, il neopresidente Paladini chiude la seduta. Si conclude così il mandato al vertice della Scuola dell’ex presidente della Consulta Silvana Sciarra. Mauro Paladini, uomo del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con lui da sempre nella più importante creatura di Mantovano stesso, il Centro studi Rosario Livatino, nella rosa dei cinque componenti del comitato direttivo indicati dalla Guardasigilli Carlo Nordio, siede al vertice. Certo un premio per aver fatto parte anche del Comitato per il Sì al referendum, nonostante facesse già parte della Scuola come consigliere. Lo hanno preceduto, negli anni, ex presidenti della Consulta come Valerio Onida, Gaetano Silvestri, Giorgio Lattanzi, tutti espressione di una cultura giuridica, e non certo di una parte politica. Così la destra segna una vittoria e si prende la Scuola.