Era la fine di maggio quando 207 magistrati firmarono una petizione indirizzata alla Scuola superiore della magistratura per poter leggere il verbale della seduta del 18 marzo, quella che portò all’elezione del nuovo presidente Mauro Paladini al posto di Silvana Sciarra. La risposta è finalmente arrivata e consiste in 18 pagine di omissis. Il documento consta infatti di pagine bianche su pagine bianche qua e là interrotte da annotazioni quasi di cronaca. Non una traccia della discussione, ignoto il nome degli intervenuti e il contenuto dei loro discorsi. Solo alla fine si dà conto del fatto che Sciarra ha scelto di non ritirare la propria scheda e che la votazione finale l’ha vista uscire sconfitta per 4 voti contro i 6 di Paladini.

La questione fece discutere parecchio, anche perché Paladini è considerato molto vicino al sottosegretario Alfredo Mantovan e faceva parte del comitato «Sì Separa», uno dei numerosi a favore dalla riforma costituzionale poi sconfitta nelle urne.

La sua elezione venne dunque accompagnata da un certo numero di polemiche. Anche perché Paladini è in assoluto il primo presidente della scuola per futuri giudici che non proviene dalla presidenza della Corte costituzionale. A votare per lui sono stati tutti i cosiglieri di nomina governativa, avvantaggiandosi poi del posto vacante nel direttivo che si era aperto dopo l’estromissione di Stefano Palazzi, appena nominato procuratore di Viterbo, che in precedenza aveva impugnato (e vinto) la designazione di Roberto Peroni Ranchet. Decisivo infine è stato il voto di Loredana Nazzicone, giudice di Cassazione ed esponente di Magistratura indipendente, la corrente di destra.