| 3 Luglio 2026 11:02 |
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(Adnkronos) – “Crea una nuova persona, una nuova identità. Posso essere chiunque voglia”. È la frase che apre il nuovo disco di Madonna e, forse, quella che meglio riassume la sua intera carriera. Perché nessuno, come la Regina del Pop, ha fatto della continua reinvenzione il segreto della propria longevità artistica. Con buona pace di chi pensa che a 67 anni dovrebbe rallentare o mettere da parte il dancefloor, lei risponde con un album costruito per il club. La pista da ballo non è soltanto un luogo dove lasciarsi andare al ritmo della musica: è uno spazio in cui riscrivere sé stessi, liberarsi dalle etichette e diventare, anche solo per una notte, la versione di sé che nella vita di tutti i giorni fatica a trovare spazio. Da questa idea prende forma ‘Confessions II’, il nuovo lavoro di Miss Ciccone, pubblicato da Warner Records. Il seguito spirituale dell’iconico ‘Confessions on a Dance Floor’ attraversa la disco delle origini, la house di Detroit e la cultura rave, con pochissime concessioni al pop più immediato. Una scelta che oggi appare quasi controcorrente ma che racconta bene anche il presente.
Se sempre più over cinquanta affollano rave e dancefloor, perché dovrebbe sorprendere che Madonna realizzi un disco interamente costruito per il club? Per lei, del resto, la danza non è mai stata un tabù, al contrario. Sin dagli anni Ottanta ne ha fatto un linguaggio che ha anticipato i tempi e un nuovo modo di sentirsi liberi. E oggi l’ex Material Girl guarda avanti. Il primo album di inediti dopo sette anni segna anche un nuovo capitolo nella sua carriera discografica: conclusa l’esperienza con Interscope, l’artista è tornata nella ‘sua’ Warner, l’etichetta che l’ha accompagnata nella costruzione del suo mito. Determinante è stato anche il ricongiungimento con Stuart Price, produttore del primo ‘Confessions’ e direttore musicale del ‘Celebration Tour’ nel 2023. In studio con Price Miss Ciccone ha ritrovato quella sintonia quasi telepatica che aveva reso speciale il disco del 2005. Persino il suo trasferimento da New York a Londra, dove vive il produttore, è stato interpretato come un segno che quel progetto dovesse essere portato fino in fondo.










