POTENZA – Per trentatré anni la domanda è rimasta sostanzialmente immutata: che cosa accadde a Elisa Claps la mattina del 12 settembre 1993, quando entrò nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza e non ne uscì più. La risposta immediata è: fu uccisa da Danilo Restivo, come la legge italiana ha accertato con una condanna passata in giudicato a trent’anni. Sì, ma cosa avvenne attorno al quel delitto? Oggi quella domanda torna dentro un fascicolo della Procura della Repubblica di Potenza che, da circa due anni, ha riaperto le indagini sul caso ipotizzando il concorso in omicidio con Restivo.
Chi l’ha visto?
A riportare la vicenda al centro dell’attenzione è stato Gildo Claps, intervenuto nell’ultima puntata di “Chi l’ha visto?” (LEGGI) con la mamma Filomena Iemma. Il fratello della studentessa ha parlato di accertamenti sulle possibili complicità legate a Restivo. Le sue dichiarazioni hanno trovato riscontro in ambienti giudiziari. Gildo Claps ieri sera era alla Loggia dei Cavalieri di Treviso (annunciato come “presenza straordinaria” sulla locandina) per la presentazione del libro “Fantasmi” che tratta di persone scomparse. Di quel libro ha scritto la prefazione.
Le indagini di cui ha parlato da Federica Sciarelli – alla sua ultima conduzione del programma – attualmente sarebbe “contro ignoti”. Gli atti – secondo quanto scritto ieri dall’agenzia Ansa in un lancio pubblicato sul sito internet – ruotano attorno a un lavoro di rilettura complessiva della vicenda, anche alla luce di accertamenti tecnico-scientifici eseguiti dai Carabinieri del Ris nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità. In quel luogo, il 17 marzo 2010, furono ritrovati i resti di Elisa, rimasti nascosti per quasi diciassette anni all’interno dell’edificio in cui era stata vista per l’ultima volta viva. Secondo quanto riferito dal procuratore della Repubblica di Potenza, Camillo Falvo, senza conferme né smentite sull’esistenza dell’indagine, si tratta di «casi che meritano una piena verità, al di là dell’aspetto prettamente giudiziario, per rispetto delle vittime e delle loro famiglie».










