Danilo Restivo, colpevole "oltre ogni ragiovevole dubbio", agì da solo o ebbe dei complici quando il 12 settembre 1993 uccise Elisa Claps? E' questo l'interrogativo principale della nuova inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza sull'omicidio della 16enne studentessa potentina, il cui cadavere fu ritrovato solo 17 anni dopo, il 17 marzo 2010, nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità, nel centro storico del capoluogo lucano. La riapertura delle indagini è stata svelata dal fratello di Elisa, Gildo Claps, ieri sera, durante l'ultima puntata di 'Chi l'ha visto?', condotta da Federica Sciarelli, che, per anni, ha seguito la vicenda. Oggi il procuratore della Repubblica di Potenza, Camillo Falvo, ha confermato la notizia - che in città sta facendo parecchio rumore - dell'esistenza da due anni di un fascicolo, in cui è contenuta l'ipotesi di concorso in omicidio, al momento contro ignoti. A supporto, in questi mesi, i Carabinieri del Ris hanno effettuato nuovi accertamenti tecnico-scientifici, pure con l'ausilio di nuove tecnologie, anche su alcuni reperti della scena del crimine.

Il 23 ottobre 2014, con la decisione della Cassazione, per Restivo - in carcere in Inghilterra dal 2010 per l'omicidio di un'altra donna, Heather Barnett, uccisa il 12 novembre 2002 a Bournemouth - è diventata definitiva la condanna a 30 anni di reclusione, decisa in primo grado, nel novembre 2012 con rito abbreviato, dall'allora gup di Salerno Elisabetta Boccassini. Già nelle motivazioni di quella sentenza, la magistrata mise in evidenza che Restivo aveva "goduto, negli anni, di omertà e complicità, anche solo suggerite dalla paura di sue ritorsioni''. Una tesi, questa, sempre sostenuta dalla famiglia Claps. "Ci sono alcuni casi che - ha sottolineato Falvo - meritano una piena verità, al di là dell'aspetto prettamente giudiziario, per rispetto delle vittime e delle loro famiglie".