ROMA – Il progetto di accoglienza, reso possibile da una rete di volontari, è giunto alla sua edizione del 2026 e rappresenta una delle più longeve esperienze italiane di accoglienza internazionale. Coinvolgerà 120 bambine e bambini provenienti dai campi profughi Saharawi di Tindouf (Algeria), grazie alla collaborazione tra la Rete Saharawi, le associazioni territoriali, le istituzioni italiane e la Rappresentanza in Italia del Fronte Polisario. L’edizione 2026 coinvolgerà sette regioni – Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Campania, in collaborazione con la Rappresentanza del Polisario, le associazioni territoriali e il Ministero della Gioventù e dello Sport della Repubblica Araba Saharawi Democratica.

Un popolo in un limbo politico. La crisi che ha generato i campi profughi è nata nel 1975, in seguito all'esodo forzato della popolazione durante la decolonizzazione e la successiva guerra del Sahara Occidentale. Il popolo Sahrawi vive da 50 anni in una sorta di limbo politico, in attesa di un processo di autodeterminazione e di un referendum promesso e mai realizzato.

Per i bambini un’importante occasione di tutela della salute,. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali italiano. Per i 120 bambini coinvolti il soggiorno rappresenta un’importante occasione di tutela della salute, grazie ai controlli medici e alle attività educative, sportive e ricreative, ma anche un’esperienza di incontro e di scambio con le comunità italiane. Al tempo stesso il progetto promuove un’accoglienza rispettosa della loro identità culturale, linguistica, religiosa e dei legami familiari.