Un nuovo rapporto di Save the Children fotografa la condizione dei minori arrivati con le proprie famiglie: nessun sistema li traccia, nessuna politica li considera. Vivono nei Cas pensati per adulti soli, cambiano scuola in continuazione e spesso diventano loro stessi i mediatori legali dei genitori. Con l'attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, ora rischiano anche il trattenimentoUn nuovo rapporto di Save the Children fotografa la condizione dei minori arrivati con le proprie famiglie: nessun sistema li traccia, nessuna politica li considera. Vivono nei Cas pensati per adulti soli, cambiano scuola in continuazione e spesso diventano loro stessi i mediatori legali dei genitori. Con l'attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, ora rischiano anche il trattenimentoSono circa 2 mila, secondo le stime più recenti, i minori arrivati in Italia via mare insieme alla propria famiglia nel corso del 2025: un numero in calo rispetto ai 3.997 dell'anno precedente, ma che da solo non racconta la realtà di un fenomeno molto più esteso, fatto anche di arrivi via terra, di transiti e di ritorni forzati lungo le frontiere del Paese. È il punto di partenza di "Nascosti in piena vista 2026", il rapporto curato da Filippo Furri per Save the Children, che da oltre un secolo si occupa di infanzia a rischio nel mondo.Il titolo del rapporto è anche la tesi centrale: questi bambini esistono, li si incontra nei porti, negli hotspot, nei centri di accoglienza, ma restano invisibili agli occhi delle statistiche e, di conseguenza, delle politiche pubbliche. Il sistema di prima accoglienza italiano, spiega Save the Children, non si è mai strutturato per rispondere ai bisogni di chi arriva in famiglia: è stato pensato per adulti soli, e tale è rimasto.I datiSolo nel 2025, secondo le rilevazioni raccolte nel rapporto, la Croce Rossa ha censito 1.182 minori accompagnati dalle famiglie all'hotspot di Lampedusa, 85 a Roccella Ionica e 12 a Reggio Calabria. A Trieste, sul fronte della rotta balcanica, International Rescue Committee e Diaconia Valdese ne hanno intercettati 801, di cui 430 sono stati poi seguiti con un intervento di protezione dedicato dal team di Save the Children. Sulla frontiera nord-occidentale, tra Francia e Italia, altri 200 minori accompagnati sono stati intercettati a Oulx dall'organizzazione Onborders e 228 a Ventimiglia dal team di Save the Children.Numeri che, sommati, disegnano una presenza costante lungo tutte le principali rotte migratorie che attraversano il Paese. Eppure, nella fase della prima accoglienza, questi minori non sono ancora ufficialmente tracciabili. Solo quando arrivano alla seconda accoglienza, gestita dal Sistema di Accoglienza e Integrazione (Sai) dei Comuni, iniziano a comparire nei dati: nel 2025 erano 10.334, pari al 69,7% dei 14.829 minorenni complessivamente accolti nella rete Sai.Per colmare almeno in parte questo vuoto conoscitivo, la ricerca alla base del rapporto è stata condotta sul campo tra giugno 2025 e aprile 2026 in sette territori di frontiera e transito: Oulx, Ventimiglia, Trieste, Agrigento, Milano, Roma e Torino. Il lavoro ha combinato analisi quantitativa e qualitativa, raccogliendo interviste a 48 famiglie e a 20 tra operatori e stakeholder del settore. Il quadro che emerge è quello di un sistema segnato da un divario profondo tra i diritti formalmente riconosciuti ai minori e la loro effettiva tutela sul campo. Le famiglie vengono spesso collocate nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) o nei Cara, strutture nate come risposta emergenziale e mai pensate per nuclei con bambini: mancano spazi adeguati, servizi educativi, supporto psicologico. L'accoglienza diffusa, che garantirebbe percorsi più adatti alle famiglie, resta minoritaria: il sistema ordinario del Sai ha una capienza limitata, mentre la dipendenza dal modello emergenziale dei Cas è ancora la norma. Il risultato, denuncia Save the Children, è che molte famiglie restano bloccate per anni in queste strutture "di transito" a causa della lentezza amministrativa.Il rapporto segnala inoltre come la promiscuità e la coabitazione forzata ad alta densità, tipiche dei grandi centri, espongano i minori - in particolare le adolescenti - a un senso di insicurezza che ne limita la libertà di movimento, fino a episodi di disagio psichico o di aggressione da parte di altri ospiti. C'è poi un effetto meno visibile: la precarietà burocratica finisce per invertire i ruoli all'interno della famiglia. Sono spesso i figli, i primi ad apprendere la lingua italiana, a diventare mediatori legali e amministrativi dei propri genitori. Sullo sfondo di questi dati c'è il tema dell'attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, il cui decreto legge è in queste settimane all'esame del Senato. "C'è addirittura il rischio di trattenimento, una forma di restrizione della libertà personale, anche delle famiglie con bambini, sia all'arrivo con il fermo amministrativo, che successivamente nel corso delle procedure di frontiera", ha dichiarato Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children, sottolineando che "in gioco c'è il rispetto dei diritti fondamentali dei minorenni nel nostro Paese". Sulla stessa linea Giorgia D'Errico, direttrice Relazioni Istituzionali dell'organizzazione, che si augura che il testo definitivo della legge di conversione "ponga esplicitamente il superiore interesse del minore al centro dell'impianto normativo", escludendo il trattenimento per motivi migratori e il ricorso a procedure di frontiera o accelerate per le famiglie con bambini.Le soluzioni proposte da Save the ChildrenIl rapporto si chiude con una serie di richieste rivolte alle istituzioni: superare il ricorso ai Cas come risposta emergenziale, rafforzando invece il sistema Sai e i modelli di accoglienza diffusa orientati all'autonomia delle famiglie; garantire percorsi di accoglienza stabili, evitando interruzioni e trasferimenti che compromettono la continuità scolastica e il benessere dei minori, formare gli operatori di frontiera al riconoscimento tempestivo dei bisogni dell'infanzia, velocizzare le procedure di ricongiungimento familiare e ampliare i canali di ingresso regolari. A questo si aggiunge una richiesta più strutturale: avviare una raccolta sistematica e continuativa di dati disaggregati su questi minori, oggi quasi del tutto assenti dalle statistiche ufficiali, ed eventualmente aprire un'indagine parlamentare conoscitiva per ricostruire, anche in prospettiva storica, le traiettorie di questa componente finora poco raccontata delle migrazioni verso l'Italia.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
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