Con più di 940 tra famiglie e bambini accolti (oltre al progetto per studenti e ricercatori universitari) l'Italia ha accolto più di qualunque altro paese europeo. Ma i volontari denunciano la mancanza di progetti. E c'è chi chiede di tornare indietro
L’Italia ha accolto finora più di 940 profughi gazawi, tra cui 259 pazienti pediatrici bisognosi di cure urgenti, configurandosi come il Paese europeo con il maggior numero di ospitalità dalla Striscia di Gaza. «Più di tutti gli altri stati europei messi insieme» (senza contare i 227 studenti e ricercatori universitari), sottolinea spesso sorridendo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, evidenziando un dato indubitabile. Tuttavia, emergono profonde criticità strutturali nella gestione quotidiana e nell’integrazione delle famiglie.
Se dell’arrivo di gruppi di bambini accompagnati dai familiari (così come degli studenti) la Farnesina dà costantemente comunicazione e non mancano video e foto dell’atterraggio in Italia, poco viene comunicato ufficialmente di come questi nuclei familiari vivano la loro quotidianità e con quali prospettive.
La testimonianza: «Condizioni intollerabili e senso di abbandono»
Tasaheel A., mamma di due bambini, al telefono con Open appare disperata. Racconta di vivere in un centro in Toscana, insieme alla famiglia, due bambini (di cui uno rimasto gravemente ferito a Gaza) e il marito, tra mura sporche, insetti e soprattutto con quasi nessuna possibilità di rintracciare altri familiari o altre persone provenienti dalla Striscia, dove il senso di comunità e di rete relazionale è sempre stato molto forte. «Avrei preferito morire a Gaza, tra le persone che conosco che essere qui abbandonata, senza nessuno che si occupi di noi e senza la possibilità di costruire una vita», ci dice.







