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La partita dei sedicesimi di finale dei Mondiali giocata nella notte fra giovedì e venerdì tra Portogallo e Croazia è durata 114 minuti, quasi come se fosse finita ai supplementari. In realtà si è conclusa nei tempi regolamentari di gioco. È solo che l’ultima parte del secondo tempo si è molto molto dilatata, generando un finale caotico e pieno di tensione, e infine deciso da una tecnologia che non vediamo durante i campionati nazionali, anche se era già stata usata in alcuni tornei internazionali.
Al 103esimo minuto, nell’ultima azione della partita dato che il tempo di recupero era scaduto, il difensore croato Joško Gvardiol, che gioca nel Manchester City, aveva segnato il gol del 2-2, che avrebbe portato ai tempi supplementari.
Poi però il gol è stato annullato, dopo una lunghissima, apparentemente interminabile analisi del VAR. Il fuorigioco è stato rivelato grazie a un microchip speciale inserito nel Trionda, il pallone ufficiale dei mondiali, prodotto dall’azienda tedesca Adidas. Grazie a questa tecnologia, chiamata connected ball, il VAR ha potuto rilevare un leggerissimo tocco di Igor Matanović per Mario Pašalić, che aveva fatto l’assist per Gvardiol. Al momento del tocco di Matanović però Pašalić si trovava oltre la linea dei difensori, quindi in fuorigioco. Il Portogallo ha infine vinto la partita per 2-1.










