di

Marika Giovannini

Giuseppe Spinelli era sul ghiacciaio il 3 luglio del 2022. La gita in quota, il crollo, il buio e la rinascita: «Mi sono ripreso un passo alla volta, è stata una sfida»

Se chiude gli occhi, l’immagine è ancora lì. Nitida. «E non sbiadirà mai: non si può dimenticare il giorno che ti ha cambiato la vita». Il 3 luglio 2022, Giuseppe Spinelli era sul ghiacciaio della Marmolada. Una gita in compagnia. Preparata, attesa. «Eravamo a 400 metri dal rifugio dove ci aspettavano per pranzo» racconta il 37enne perginese. Poi il boato («Un rumore fortissimo»), i detriti, il buio. Erano le 13.43. E un enorme seracco di ghiaccio e roccia — staccatosi dal ghiacciaio — trasformò una giornata spensierata in una tragedia. Undici gli alpinisti morti: tra questi, anche Liliana Bertoldi, che faceva parte proprio della comitiva di Spinelli. Lui, Giuseppe, si ritrovò in ospedale con una gamba a rischio amputazione. «Da lì è iniziata la vera salita». Tra fisioterapia, cure, momenti di sconforto. «Ma mollare non è mai stata un’opzione» sorride Spinelli. Che, «un passo alla volta», da allora è tornato a camminare, a scalare, a frequentare la montagna. Salendo di nuovo in Marmolada («Ho pianto»). Con una consapevolezza, che è anche la sua forza: «Nella vita — dice — bisogna continuare a lottare».