TREVISO - A conti fatti aveva ragione l'allora gup Angelo Mascolo: il buco da 36 milioni di euro nel caveau della North East Services non configurava il reato di bancarotta fraudolenta ma quello più lieve, seppur aggravato, di appropriazione indebita. A più di 12 anni dallo scoppio dello scandalo che ha travolto il patron della Nes, Luigi Compiano, la Corte d'appello di Venezia è giunta alla stessa conclusione, ovvero quella prospettata dal suo legale, l'avvocato Piero Barolo. Aprendo, tra l'altro, una nuova partita: Compiano può riavere gran parte dei soldi che gli erano stati sequestrati. O meglio, gran parte del ricavato della maxi asta della collezione di auto, moto e barche (effettuata nel novembre 2016 e che comprendeva un totale di 817 lotti) che Compiano aveva accumulato nel tempo con il denaro della Nes.
IL PROCESSO I giudici veneziani, riformando la sentenza di secondo grado dopo il rinvio da parte della Corte di Cassazione, hanno stabilito che quei 36 milioni spariti dalla cassaforte dell'azienda di Silea non sono mai entrati nel patrimonio della Nes. E che quindi si è trattato di un'appropriazione indebita. Reato peraltro prescritto, e dunque Compiano ha incassato una riduzione di pena: da 6 anni e 6 mesi a 5 anni e 8 mesi per gli illeciti a livello fiscale, ancora perseguibili. Compiano, dunque, non è stato assolto, ma la sentenza della Corte d'appello di Venezia lo rimette in gioco per quanto riguarda il ristoro economico in qualità di creditore visto che sono stati annullati i risarcimenti. Già, perché se quei 36 milioni di euro non sono mai entrati nel patrimonio della Nes, a questo punto il ricavato dell'asta deve essere distribuito, come sottolineato dall'avvocato Barolo, ai creditori della società Autocom, una controllata della Nes anch'essa fallita, tra i quali c'è appunto Luigi Compiano.Dalla vendita delle auto di lusso sono stati incassati 45 milioni di euro e, di questi, quasi 17 milioni sono stati usati per ripianare i debiti con il fisco per quanto riguarda l'Iva non pagata. Ne rimangono in ballo, dunque, poco più di 28 milioni che per l'avvocato Barolo spettano alle altre società del gruppo, ovvero quelle intestatarie dei bolidi, Autocom su tutte. Sante CAsonato, il commissario chiamato a guidare l'amministrazione straordinaria della Nes, ha però sempre sottolineato che il ricavato della vendita delle auto e il denaro sequestrato sono entrambi relativi ai reati tributari.LO SCENARIO Al di là del fatto che ritorna in gioco la spartizione del denaro ricavato dall'asta, non è escluso che anche la villa di via Ugo Bassi ora possa tornare nella disponibilità di Compiano, dell'ex moglie e del figlio. A metà febbraio la Corte di Cassazione aveva messo la parola fine alla confisca della dimora storica, confermandola. «Al momento l'unico bene sul quale può essere eseguita la confisca per equivalente senza pericolo di rivendica da parte di terzi è proprio l'immobile di via Ugo Bassi, certamente di proprietà di Compiano». Sentenza che si basava sul fatto che l'ex patron della Nes fosse colpevole del reato di bancarotta fraudolenta. Ora la pronuncia della Corte d'appello potrebbe ribaltare anche questa situazione.Crac Nes, la Corte d'appello restituisce 28 milioni a Luigi Compiano. Gli ex dipendenti: «Lui faceva la bella vita e noi rischiavamo la nostra, è un'ingiustizia»







