Un nuovo, grave episodio di violenza scuote le corsie del pronto soccorso dell’ospedale di Stato, riaccendendo i riflettori sulla sicurezza del personale sanitario. Un caso di cronaca recente in pronto soccorso ha innescato la ferma reazione delle sigle sindacali. Che hanno anche stigmatizzato, restando tra i fatti degli ultimi giorni, la diffusione sui social network di video ripresi di nascosto tra i reparti di Medicina d’urgenza e neurologia senza alcun rispetto della privacy degli operatori. Cdls e Usl si schierano a difesa di medici e infermieri, condannando un "clima d’odio" che rischia di minare le basi stesse della sanità pubblica. La Cdls esprime solidarietà ai dipendenti dell’Iss, ricordando come l’allarme fosse già stato lanciato un anno fa. "Medici e infermieri non possono essere lasciati soli di fronte a insulti, minacce e aggressioni, sia fisiche che virtuali", attacca il sindacato. Sotto accusa finisce la gogna mediatica: i commenti denigratori online ledono la dignità professionale dei lavoratori. Per la Cdls, sebbene le carenze di personale e i tempi d’attesa siano problemi reali, "non possono mai diventare una giustificazione per la violenza". La sigla chiede all’Iss e alla politica tutele legali, amministrative e psicologiche per i dipendenti: "Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute di tutta la comunità".
"Non lasciamo soli medici e infermieri"
Dopo l’ultimo grave episodio all’ospedale i sindacati fanno fronte comune e chiedono tutele legali e sicurezza per gli operatori sanitari







