Un medico e un infermiere sono stati aggrediti violentemente da un paziente ricoverato all'interno del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale Martini di Torino. L’infermiere ha riportato la frattura del bacino. Il grave episodio per l Rsu dell’Asl Città di Torino «riaccende i riflettori su una scia di violenze quotidiane e, soprattutto, su un paradosso istituzionale ormai insostenibile: l'intervento delle forze dell'ordine, allertate tempestivamente, si è inizialmente fermato sulla soglia del reparto a causa del rifiuto degli agenti di entrare». «Siamo di fronte a un vuoto normativo e operativo macroscopico» Per i sindacati «Questo episodio non è un caso isolato, ma il sintomo evidente di un fallimento sistemico che nasce a monte. La gestione dei pazienti psichiatrici con spiccata tendenza alla violenza o con profili di doppia diagnosi (psichiatria e dipendenze) viene interamente scaricata sulle spalle del personale sanitario, privato di tutele, di protocolli chiari e di un reale supporto istituzionale. Non possiamo più accettare che medici, infermieri e personale di supporto siano lasciati soli a fare da scudo umano in contesti che superano il confine della cura e sfociano apertamente nell'ordine pubblico. Siamo di fronte a un vuoto normativo e operativo macroscopico». «Se le forze dell'ordine non ritengono di avere il mandato o gli strumenti per intervenire in un reparto ospedaliero in condizioni di pericolo immediato, significa che lo Stato ha deciso di considerare gli SPDC come zone franche, dove le leggi sulla sicurezza sul lavoro non si applicano. La professione sanitaria nei reparti di salute mentale è ormai ridotta a un lavoro a rischio continuo». «Il personale sanitario ha il compito di curare, non di gestire l'ordine pubblico» Il problema «non si risolve semplicemente "curando il paziente", ma affrontando i nodi strutturali di questo corto circuito istituzionale. È urgente chiarire le competenze: il personale sanitario ha il compito di curare, non di gestire l'ordine pubblico o contenere fisicamente minacce alla vita. Le strutture psichiatriche non sono strutture di massima sicurezza, eppure vi vengono costantemente destinati pazienti con gravissimi problemi di gestione comportamentale che richiederebbero percorsi e strutture dedicate. A questo scenario già critico si unisce una carenza cronica di personale ormai insostenibile. I turni ridotti all'osso aumentano esponenzialmente il rischio di non poter gestire le crisi in sicurezza, sia per gli operatori che per gli altri degenti». «La cura della salute mentale è un diritto, la sicurezza di chi cura è un dovere».