VENEZIA - «La Botega de Cipriani resta chiusa non per paura, ma per la necessità di avere garanzie di tutela dei cittadini e dei lavoratori». Parola di Arrigo Cipriani il patron dell’Harry’s Bar, che decide di rompere il silenzio sull’aggressione subita sabato scorso dalle due commesse del suo negozio da parte di almeno sei borseggiatrici dopo che avevano messo in guardia un gruppo di turisti che stava per essere derubato proprio davanti alle loro vetrine. Una delle commesse si era sentita male al termine della colluttazione, l’altra aveva riportato la frattura di un dito e la rottura di un dente. Troppo, per trovarsi a due passi da piazza San Marco, tra la Frezzeria e il teatro La Fenice. Con una chiusura che fa rumore e quel cartello “chiuso per aggressione” che non passa certo inosservato alle migliaia di persone che ogni giorno costeggiano le vetrine del negozio.

Incontro urgente Ma Cipriani non si limita a spiegare le ragioni della polemica chiusura e di quel cartello appeso. Aggiunge anche il suo «rammarico per il silenzio totale delle istituzioni locali» di fronte all’aggressione. In particolare, sottolinea, «nella figura del sindaco e dell’assessore alla sicurezza». Ma subito dopo lancia alle istituzione un segnale di disponibilità e di dialogo: «Abbiamo, pertanto, ufficialmente chiesto un incontro sindaco, assessore alla sicurezza e prefetto, poiché crediamo fermamente nella tutela istituzionale e non nella giustizia fai da te». In effetti la presenza sempre più invadente e violenta delle bande di borseggiatrici (e borseggiatori) sempre più insofferenti a chi disturba il loro “lavoro” è diventata pesante in città e le due commesse di Cipriani sono solo i casi più recenti di negozianti che hanno subito minacce e aggressioni. I commercianti Il presidente di Ascom Confcommercio Venezia, Roberto Panciera conferma la situazione di disagio che vive la categoria, poiché egli stesso da decine di anni vive la situazione sul campo. E rimpiange l’agente e il carabiniere di quartiere. «Le ronde che c’erano una volta - spiega - davano almeno una percezione di sicurezza ed erano ostacoli per la criminalità. Certamente non arrestavano o fermavano nessuno, a differenza delle pattuglie in borghese, ha creavano una sensazione di sicurezza maggiore a chi lavora nel territorio. Invece ora i commercianti si sentono abbandonati, anche se so per certo che in giro ci sono pattuglie in borghese in giro. Questo però non contribuisce a generare la sensazione di sicurezza. Per Venezia - prosegue - vedo meglio il modello degli agenti e dei militari di quartiere. Capisco che le forze dell’ordine hanno il personale contato, ma la presenza di divise sul campo è un’altra cosa». Infine, un consiglio al personale dei negozi: «Segnalare sempre questi fatti alla polizia locale, di Stato o ai carabinieri, ma non fare riprese o cercare di farsi giustizia da soli. Oggi - conclude - abbiamo a che fare con bande che cono diventate aziende e puntano a un fatturato quotidiano. E sono sempre più aggressive».