CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - Ora che i Giochi sono terminati, nella Conca d’Ampezzo vanno avanti i cantieri rimasti in sospeso o lasciati in eredità, ma continuano anche a fioccare i ricorsi. L’ultimo è stato presentato ieri al Tar del Lazio da un gruppo di residenti, proprietari di seconde case e operatori economici, contro l’atto su cui si poggia la realizzazione della futura variante di Cortina, l’intervento da oltre mezzo miliardo per cui tre settimane fa il ministero delle Infrastrutture aveva stanziato i 263 milioni mancanti. «L’iniziativa giudiziaria riguarda il procedimento con cui è stata concessa la proroga della Via, non una generica opposizione all’opera», puntualizza per tutti l’avvocato Vincenzo Sacco.

IL PROGETTO L’impugnazione riguarda infatti il decreto con cui lo scorso 4 maggio il ministero dell’Ambiente ha disposto la proroga quinquennale della Valutazione di impatto ambientale, relativa ai lotti 0 e 1 del Piano straordinario per l’accessibilità a Cortina. Il lotto 0 vale 21 milioni e prevede diversi passaggi: la riqualificazione e il ridimensionamento della viabilità lungo il Boite e via del Parco, l’intersezione di ponte Corona e la pedonalizzazione di via Cesare Battisti. Il lotto 1 costa 51, 8 milioni e consiste nella costruzione di una bretella di penetrazione a sud dell’abitato, caratterizzata da un tracciato che si sviluppa per 775 metri all’aperto e che si collega alla viabilità esistente attraverso due rotatorie. C’è poi anche il lotto 2, il più ingente vista la spesa stimata in 483,2 milioni: un by-pass a ovest del paese, contrassegnato da un andamento quasi interamente sotterraneo mediante una galleria della lunghezza di 4.740 metri, nonché due nuove rotatorie a sud e a nord del tracciato. LE REGOLE Nel dibattito pubblico il tema del tunnel è tuttora molto discusso. Per il momento, comunque, il ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro la procedura curata da Simico riguarda i primi due segmenti del progetto complessivo. «Come ricorrenti – spiegano i promotori – chiediamo che venga verificato se la proroga sia stata adottata nel pieno rispetto delle regole previste dalla normativa ambientale. Le contestazioni riguardano, in particolare, quattro profili principali: il rispetto dei termini del procedimento; la valutazione delle osservazioni presentate dai cittadini; la completezza dell’istruttoria tecnica sugli aggiornamenti progettuali; l’attualità della valutazione ambientale rispetto al quadro territoriale e pianificatorio oggi vigente. Specifica l’avvocato Sacco: «La proroga di una Via non può essere trattata come un passaggio automatico, ma richiede una verifica seria, aggiornata e motivata della permanenza dei presupposti ambientali originari, soprattutto quando l’opera incide su un territorio fragile e fortemente caratterizzato come quello di Cortina d’Ampezzo».Prima di entrare nel merito, ai giudici viene chiesta anche la sospensione cautelare degli effetti del decreto impugnato, «al fine di evitare che l’avanzamento del procedimento possa produrre conseguenze difficilmente reversibili sul territorio, sul contesto abitativo e sulle attività economiche interessate». Il commissario Fabio Massimo Saldini aveva dato disponibilità a valutare le osservazioni, ma ora il confronto si sposta sul piano giudiziario. «A nome dei ricorrenti – conclude il legale – sottolineo che l’obiettivo dell’azione è garantire il rispetto delle regole, la piena partecipazione dei cittadini e la completezza dell’istruttoria in una materia che riguarda direttamente la sicurezza, la vivibilità e il futuro assetto del territorio».