CORTINA - Dopo mesi di interlocuzioni, evidentemente infruttuose, partono le carte bollate contro il Piano di gestione del rischio alluvioni a Nordest. A presentare ricorso straordinario al presidente della Repubblica, per chiedere l’annullamento delle mappe adottate dall’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali, è il Comune di Cortina d’Ampezzo. In un Veneto in cui la provincia di Belluno è particolarmente interessata al tema del dissesto idrogeologico, tanto che il consorzio Bim Piave sta coordinando la presentazione delle osservazioni di svariati municipi dall’Alpago al Cadore, la località olimpica lamenta di essere la più penalizzata dalle previsioni di vincoli. «Dalla nostra analisi risulta che quasi un terzo del territorio venga sottoposto a restrizioni edilizie, in grado di limitare fortemente la capacità di sviluppo delle zone urbane: questo comprime le legittime aspettative di residenti, ospiti e operatori che vogliono costruire o ristrutturare case e hotel», dice Stefano Ghezze, assessore alla Pianificazione urbanistica e alla Protezione civile.
CARTOGRAFIE Il cronoprogramma dell’Autorità di bacino indica per questi mesi la fase della consultazione, in vista della pubblicazione dell’aggiornamento del Piano per il periodo 2027-2033. «Il Pgra – spiega la relazione – deve contenere obiettivi appropriati per la gestione del rischio nelle aree in cui essi sono applicati. L’approccio delineato dalla comunità si focalizza sul concetto di riduzione delle potenziali conseguenze negative che le alluvioni possono avere nei confronti di alcuni elementi esposti quali la salute umana, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche». Ma le cartografie varate lo scorso 18 dicembre, e rese consultabili dal 1° marzo, hanno determinato la mobilitazione di numerosi Comuni. A cominciare da quello della Conca d’Ampezzo, secondo cui «le modifiche apportate alle mappe di gestione del rischio alluvione comportano un importante impatto sulle possibilità edificatorie di ampie zone del centro abitato di Cortina, introducendo limitazioni che contrastano con il Prg», in particolare impedendo «la realizzazione di interrati in ampie zone del territorio comunale che appaiono in realtà prive di concreti rischi idraulici in relazione all’assenza di corsi d’acqua o alla notevole lontananza dagli stessi». Considerazioni tratte dalle delibera con cui è stato affidato l’incarico legale al professore e avvocato Alessandro Calegari del foro di Padova. SICUREZZA ED ECONOMIA Si sposta dunque sul piano giudiziario lo scontro che, soprattutto nell’ultimo mese, ha visto mobilitarsi pure Palazzo Balbi. Ancora il 1° giugno l’assessore Elisa Venturini (Ambiente) annunciava il coinvolgimento del ministro di comparto Gilberto Pichetto Fratin: «Stiamo raccogliendo le istanze, le segnalazioni e le necessità di sindaci, consorzi di bonifica, geni civili, ordini professionali e strutture regionali che lamentano che le nuove mappe proposte, che la Regione Veneto peraltro non ha voluto votare, stanno creando difficoltà». E il collega Dario Bond (Montagna) rincarava: «Se si impedisce alle famiglie di ristrutturare le proprie abitazioni, alle imprese di investire e ai Comuni di programmare opere strategiche, allora non stiamo costruendo sicurezza: stiamo creando abbandono». Aggiunge ora l’assessore: «Mi sono confrontato con Marina Colaizzi, che ringrazio per l’attenzione. Credo che il segretario generale dell’Autorità di bacino abbia capito le perplessità del territorio e confido nell’accoglimento delle osservazioni, che vanno presentate entro il 31 agosto e mirano a una valutazione caso per caso delle diverse situazioni».Ecco il punto, rimarca Ghezze: «Il metodo utilizzato per stilare il rischio idrogeologico ci preoccupa e ci imbarazza, perché è come se fosse stata tirata una linea orizzontale uguale per tutti, senza analizzare le specificità. Nel caso di Cortina, ci sono zone in cui non viene più consentito alcun incremento urbanistico, malgrado siano lontane dai corsi d’acqua e nonostante le opere di mitigazione realizzate. Non parlo da assessore solo alla Pianificazione urbanistica, ma anche alla Protezione civile: sono il primo a difendere l’incolumità pubblica, ma questo deve avvenire in modo puntuale». Per questo la prossima settimana il ricorso sarà trasmesso a Roma. «Ci spaventano soprattutto le ripercussioni sull’economia turistica – evidenzia il sindaco Gianluca Lorenzi – fra alberghi e seconde case. Ma risultano penalizzate dai vincoli anche diverse opere pubbliche, fra cui il nuovo impianto del curling per cui eravamo già pronti ad andare in gara e il parcheggio definitivo a servizio della cabinovia Apollonio-Socrepes». A proposito di quest’ultima, intanto, il primo cittadino stigmatizza l’episodio delle minacce con il cappio: «Un atto ignobile e meschino. Siamo molto vicini al commissario Fabio Massimo Saldini e alla sua squadra, auspicando che l’impianto sia collaudato quanto prima affinché possa entrare presto in servizio».






