Sono abbastanza giovane da non passare per nostalgico, ma anche abbastanza vecchio da aver vissuto la coda di un’epoca in cui i partiti avevano ancora un ruolo centrale, dettando i tempi e i modi dell’agenda politica invece di subirli.

Ho avuto quindi un piccolo sussulto, leggendo la nota con cui i partiti del centrosinistra milanese mettono freno a candidature e autocandidature che spuntano come funghi, in vista delle elezioni comunali del prossimo anno. Da tempo non sono più i tempi, d’accordo, in cui le candidature venivano decise nei comitati centrali o organismi affini, ma tra aprire alla società civile e l’anarchia dei nomi c’è una bella differenza. Un conto sono le primarie, strumento deciso comunque in sede istituzionale dai vertici dei partiti, ben altra cosa le uscite sui social in totale autonomia, anche da parte degli stessi iscritti.

Si critica molto “la politica”, a volte anche in maniera ingenerosa e populista. Spesso però, è la stessa classe politica ad atteggiarsi a reality show, venendo meno a quei modi, tempi e rituali che, per quanto dal sapore un po’ antico, rimandano sempre un’immagine di serietà e affidabilità.