Roma. Hanno tirato fuori, nel centrodestra, addirittura l’ex nemico Antonio Di Pietro, sul piatto troppo pieno e al tempo stesso troppo vuoto dei candidati sindaci di Milano per il centrodestra, all’insaputa del medesimo e per iniziativa dell’ex ministra Daniela Santanchè. Non che a sinistra non proliferino nomi l’un contro l’altro armati. Anzi, il numero cresce di giorno in giorno, tanto che il consigliere regionale dem ed ex segretario metropolitano Pietro Bussolati ha affidato ai social, d’impulso, un “benvenuti candidati” (e non era ironico). Così come non era ironica Santanchè su Di Pietro: e tanto veritiera sembrava la sua uscita che il sindaco Beppe Sala ha tributato l’onore delle armi preventivo all’ex pm: “E’ un gentiluomo, mi fa piacere si faccia il suo nome”. Fatto che sta che, intanto, a destra, c’è chi stoicamente ci riprova per conto suo. E’ il caso di Luca Bernardo, pediatra, ex capogruppo per Forza Italia in Comune nonché ex candidato non vittorioso contro Sala nel 2021. “Il candidato perfetto sono io”, dice al Foglio, descrivendosi “come un civico che, in questi anni, è diventato anche politico”, e potrebbe mettere d’accordo gli uni e gli altri: quelli che (vedi Ignazio La Russa) vorrebbero il politico-politico Maurizio Lupi e quelli che, nella Forza Italia di Bernardo, punterebbero volentieri sul civico Carlo Cottarelli. Ma Bernardo c’è e lo dice, e lo dice anche per scongiurare quello che chiama “rischio Bernardo II”: un temporeggiamento che si protrae – fatale – fino alle soglie del voto, condannando chiunque alla sconfitta contro il centrosinistra. E insomma, è andata male la prima volta, perché dovrebbe andare bene la seconda,? “Perché in questi anni ho visto come funziona la macchina amministrativa, ho studiato”, dice l’autocandidato Bernardo al Foglio, pur sottolineando “la stima e il rispetto” per molte delle figure di candidati che affollano, a destra come a sinistra, il campo delle intenzioni e della realtà. Bisogna spiegare però agli elettori perché Bernardo è l’autocandidato perfetto. Ed ecco che Bernardo risponde: “Non mi sono dimesso, come avevo promesso. Sono rimasto a fare il consigliere comunale, ho girato per la città per capire dove e come intervenire, al di là dei giochi di appartenenza politica, e ho cercato di agire sempre per il bene di Milano”. Gli altri però intanto vanno a cena e parlano, chessò, di Di Pietro. “Meglio una bella colazione e non perdere tempo”, dice Bernardo, “anche perché c’è tanto da fare per la città, a partire dalla sicurezza – è giusto infatti che i milanesi non debbano temere quando i figli escono la sera rischiando di essere accoltellati – fino ad arrivare allo stato del manto stradale”. Ma perché non si muovono, nel centrodestra, al punto da indurre Bernardo a fare il passo avanti da solo? “Credo che da un lato pensino: la sinistra è ancora indietro. E che dall’altro credano si debba per forza fare una scelta preliminare tra candidato civico e candidato politico. Beh, io sono entrambe le cose, senza contare che un civico puro, entrando oggi a Palazzo Marino, pur in presenza di bravissimi funzionari, si troverebbe davanti una tale mole di questioni da risolvere da poter facilmente scegliere la via della fuga appena eletto”. Scherzi a parte, Bernardo, nel giorno in cui la sinistra contare due o tre nuovi outsider e la destra cerca nomi a un tavolo di ristorante, dice no alle primarie: “Auspico uno scenario in cui il candidato viene scelto e sostenuto da tutti”. Ma che cosa direbbero i cittadini, a Bernardo che un tempo aveva perso? “Erano quasi cinque anni fa, non avevo esperienza politica. Oggi è diverso, a partire dalle 27 mila visualizzazione del mio annuncio della ricandidatura su Tik Tok. E poi da sempre io parlo con la città e la città parla con me. Sono un medico, mi si avvicina il professionista come il giovane o la famiglia. Vorrei essere un sindaco dei quartieri, uno che una volta al mese esce da Palazzo Marino e va a incontrare dal vivo le persone”. E, nella città delle tante inchieste, vorrebbe essere, Bernardo, “anche il sindaco della pacificazione”, presentandosi “il primo giorno davanti al tribunale, a spiegare che un sindaco deve far ripartire molti meccanismi e che con i giudici può collaborare a monte”. Non solo: Bernardo vorrebbe che il prossimo primo cittadino, appena eletto, firmasse un foglio di dimissioni in bianco con su scritto: “Se entro due anni non raggiungeremo questo e quest’altro risultato mi dimetto”. Solo così, dice l’autocandidato consigliere, “si potrà cercare di riportare alle urne chi non vota più, e sono tanti”.
Parla l’ex candidato sindaco (sconfitto) di FI Luca Bernardo: “Il nome giusto è il mio. Sbrighiamoci”
Il pediatra battuto alle urne nel 2021 da Beppe Sala ci riprova: "Sono un civico che ora è diventato anche politico". Intanto sia a destra sia a sinistra si moltiplicano i candidati











