Professor Giovanni Orsina, i discendenti di un pugno di coloni e padri fondatori 250 anni fa hanno introdotto una nuova forma di democrazia. Una sovranità popolare nata non dalla decapitazione dei sovrani, come è successo ad esempio in Francia, bensì basata sul fatto che “tutti gli uomini sono creati uguali” e dunque la sovranità risiede in ognuno di noi. È questa la vera rivoluzione americana?

Alla radice della rivoluzione americana c’è una ricchissima tradizione di pensiero che parte dall’antichità greco-romana e arriva all’illuminismo, passando per il cristianesimo. Storici e studiosi continuano a ragionare sulle sue infinite sfumature, stratificazioni e complessità. Non c’è dubbio, a ogni modo, che uno dei passaggi cruciali della trasformazione prima culturale e poi politica del diciottesimo secolo consista nella crisi di un Antico Regime legittimato dalla storia e nell’aspirazione a costruire un nuovo ordine fondato sulla dignità di ogni persona e sul diritto di ciascuno di partecipare al governo della comunità. È il fondamento della democrazia liberale – anche se passare dalla teoria alla pratica non è stato né rapido né facile.

Il sistema americano basato sui diritti inalienabili del singolo anziché sul modello classico dell’antica Atene, sull’individualismo e sul timore della “tirannia della maggioranza”, incarna la democrazia anglosassone rispetto a quella mediterranea?