C’è un vecchio detto: il Regno unito è una repubblica travestita da monarchia, gli Usa sono una monarchia che finge di essere una repubblica. L’allusione è alla reggenza formale del sovrano sotto cui opera di fatto la democrazia parlamentare inglese e al modo in cui, di contro, la repubblica presidenziale Usa declina in modo più assolutista il potere.
Con l’avvento del regime Trump la presidenza imperiale sta dando forma come non mai concreta a questa nozione. Le ultime sentenze della Corte suprema come dimostra come potere esecutivo e giudiziario stiano mettendo in pratica un progetto per stravolgere, alla vigilia del 250mo anniversario della sua fondazione, l’ordinamento politico del paese. Per farlo la Corte ha elevato a dottrina costituzionale il concetto di unitary executive, ovvero un presidente plenipotenziario con immunità preventiva (sancita con una sentenza del 2024) e libero dai lacci del sistema di contrappesi dei tre rami di governo. L’impianto è predicato sulla concezione di un super presidente come strumento della volontà popolare di cui lo ha investito il plebiscito elettorale.
IL CASO DELLE AGENZIE indipendenti è paradigmatico. Tecnicamente esistono oltre 50 enti governativi – dalla Nasa alle poste – che godono di relativa autonomia. Dall’istituzione della prima agency (nel 1887, per regolare le ferrovie), il criterio è stato di isolare gli interventi tecnici dalle interferenze politiche per garantire il miglior esito in ambiti di interesse nazionale. Le agenzie si sono moltiplicate sotto Roosevelt per la regolamentazione economica e sindacale, e ancora negli anni 70 in tema di ambiente, protezione dei consumatori e problematiche tardo capitaliste.











