“Imprevedibile”. Oppure: “Inaffidabile” o anche peggio. Sono alcuni degli epiteti - chi si scorda “Taco”, ovvero Trump si tira indietro - assegnati all’attuale Presidente degli Usa. Si tratta di una scorciatoia rassicurante. E’ il modo più semplice attraverso cui trasformare un progetto in rumore, una strategia in capriccio.

Ma dietro la retorica muscolare ( al di là delle orribili e tremende mosse di politica interna con l’Ice) o delle giravolte apparenti si muove qualcosa di più solido: la riconfigurazione del sistema capitalistico statunitense e del potere che salda politica, tecnologia e rendita. Non caos, dunque. Bensì, un nuovo ordine tutt’altro che improvvisato.

È un modello nel quale la logica delle piattaforme digitali, la concentrazione dei capitali e la centralizzazione della forza politica (e militare) si uniscono in un struttura precisa. Dove lo Stato federale non è più semplice arbitro dei mercati. Al contrario, ne diventa azionista, regolatore, garante e co-protagonista.

Maggiore controllo sui mercati

Il passaggio è evidente in diverse mosse dell’attuale amministrazione. Alla Sec, la Securities and exchange commission, “The Donald” ha insediato Paul Atckins, veterano repubblicano e convinto sostenitore del listino quale leva centrale dell’ordine economico.