La globalizzazione, fondata sull’idea che commercio e capitali avrebbero garantito pace, efficienza e democrazia, ha disatteso le sue promesse: ha concentrato la ricchezza, bloccato i salari, eroso la fiducia nella rappresentanza. Quel che era nato come un progetto di integrazione universale si è rovesciato in un acceleratore di disuguaglianza e frammentazione sociale.

L’analisi di Trump e le fragilità della società americana

Donald Trump non è un’anomalia, ma l’epilogo di un sistema in crisi. Con brutalità e istinto politico, Trump ha colto alcune fratture strutturali della società statunitense – e non solo. Ha capito, per cominciare, che l’interdipendenza globale ha creato fragilità. Negli Stati Uniti, tra il 1980 e il 2019 il reddito pro-capite è cresciuto del 97%, ma i salari dei lavoratori manifatturieri senza laurea solo del 4,8% (Kurz, 2023). Tra il 1999 e il 2011, l’apertura commerciale alla Cina ha causato la perdita di circa 2,4 milioni di posti di lavoro (Autor, Dorn, and Hanson, 2016), generando disgregazione sociale e un’impennata dei “morti per disperazione” (Case and Deaton, 2020). Anche in Europa, l’integrazione globale ha favorito l’esternalizzazione industriale e la precarizzazione del lavoro (OECD, 2023).