«The Others cambia casa e approda al parcheggio Lancia. Ma su The Phair serve una svolta». Dopo il carcere Le Nuove, il Maria Adelaide, l’ospedale militare, Torino Esposizioni e l’Onu, ora Roberto Casiraghi, fondatore, con Paola Rampini, della fiera italiana dedicata all’arte contemporanea emergente, annuncia la nuova sede: «Dal 29 ottobre al 1 novembre saremo nel parcheggio Lancia di Gtt, ai piedi dell’ex grattacielo di borgo San Paolo, in piazzale Chiribiri. È un luogo con una storia particolare, legata all’imprenditore Antonio Chiribiri, pioniere dell’industria aeronautica e automobilistica torinese». Perché un parcheggio? «È nel dna di The Others portare l’arte dove normalmente non c’è. E innescare così un inedito dialogo tra contenuti e contenitore». Che ne farete di quell’infrastruttura dall’architettura industriale?«La trasformeremo completamente: di un luogo progettato per l’attesa, la custodia e il transito, ne faremo una piattaforma dedicata all’incontro, alla produzione culturale e alla costruzione di nuove relazioni». Avete già un tema?«Sì, sarà“Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio”: è una metafora di un luogo intermedio tra ciò che è e ciò che può ancora diventare. Ci saranno anche installazioni di grandi dimensioni fuori dagli stand e occasioni per interagire con le opere d’arte». The Others compie 15 anni. Com’è cambiato il mondo che intercetta? «Molto meno di quanto sia cambiato il sistema dell’arte istituzionale. Noi lavoriamo sulla ricerca e sui linguaggi emergenti: è un settore che si rinnova continuamente, scopre nuove interpretazioni, nuovi materiali, nuove forme espressive». Tra tutte le sedi inedite e insolite che avete contaminato con l’arte qual è stata la più sfidante? «Il carcere Le Nuove. Trasformare un luogo così carico di memoria senza snaturarlo, portare musica e voci nel giardino del silenzio dove prima i carcerati obbligati al silenzio trascorrevano l’ora d’aria, ha avuto un valore intrinseco e speciale». In più occasioni ha detto di voler trovare una collocazione permanente per The Others. A che punto siamo?«Abbiamo individuato l’ex mercato ittico di Porta Palazzo, per il quale parteciperemo a una manifestazione di interesse. La prossima settima presenteremo al Comune un progetto di restyling corposo e complesso, firmato dal grande architetto Mario Cucinella e dallo studio Bsa. Vorremmo diventasse un grande hub culturale multiforme e multietnico dove The Others possa convivere con altre realtà artistiche, perfettamente inserito nell’anima vivace del mercato di Porta Palazzo». Cosa prevede il restyling?«Coinvolge più piani. Nei sotterranei le vecchie celle frigorifere diventeranno spazi dedicati alla videoarte, alle installazioni sonore e luminose, a disposizione dei grandi musei internazionali: ad oggi questo non accade proprio per mancanza di spazi, agevolerebbe le collaborazioni internazionali e sarebbe un progetto unico nel suo genere. Bisognerà poi intervenire anche sulla struttura, spostare i bagni e gli uffici della municipale e realizzare un ristorante sul terrazzo». Quando potrebbe concretizzarsi? «Se tutto andasse bene, il piano terra sarebbe pronto già nel 2027». Lei è anche direttore di The Phair, la fiera della fotografia appena conclusasi alle Ogr. Un bilancio?«Le gallerie hanno lavorato bene, il livello qualitativo era alto e l’internazionalizzazione è cresciuta. Anche il programma dei talk ha avuto un ottimo riscontro e la collaborazione con Exposed è stata concreta e produttiva. Eppure il futuro è incerto». Cosa la preoccupa?«The Phair così non è più sostenibile, i costi sono troppo elevati. Oggi la sede delle Ogr assorbe circa metà del budget della fiera. In queste condizioni diventa molto difficile andare avanti. Quindi le strade sono due: o si trova una sede alternativa oppure faremo The Phair altrove». Cosa servirebbe per salvarla? «Un confronto serio. Bisogna sedersi attorno a un tavolo con tutti i soggetti coinvolti e capire come garantire un futuro a The Phair, ma deve esserci la volontà. Non è un ultimatum, ma la constatazione di una situazione». L’ex mercato ittico non potrebbe ospitarla quando sarà pronto?«Non è adatto. The Phair ha bisogno di un format definito, con spazi tutti uguali». Chi vi aiuta oggi?«Abbiamo contributi da Camera di Commercio, biAuto, Fondazione Crt per l’Arte, mentre ancora attendiamo di sapere se e quanto arriverà dalle fondazioni bancarie». Quanto è concreto il rischio che The Phair lasci Torino? «Il nostro obiettivo è restare. Ma se non si trova una soluzione, dovremmo valutare altre ipotesi. Sarebbe un peccato, perché crediamo che questa fiera abbia ancora molto da dare alla città».
“Porto The Others nell’ex parcheggio multipiano. Ma The Phair rischia di lasciare Torino”
Il fondatore Roberto Casiraghi racconta la prossima fiera di arte contemporanea e lancia l’allarme sulla fiera della fotografia: «Costi insostenibili, la sede …








