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Silvia M. C. Senette

Benko, dietro le sbarre dal gennaio 2025, è finito sotto indagine dopo il crac miliardario del gruppo Signa

La scure della Corte di Cassazione austriaca si abbatte sull’impero disciolto di René Benko, blindando la condanna a due anni di reclusione per bancarotta fraudolenta. Per l’ex prodigio tirolese dell'immobiliare che per un decennio ha ridisegnato i centri urbani e gli equilibri economici tra Alto Adige, Trentino e Veneto, il verdetto dei giudici di legittimità chiude il cerchio su un primo filone di un domino finanziario spaventoso. L’ex magnate, dietro le sbarre dal 23 gennaio 2025 per il dissesto multimiliardario della galassia Signa, vede così respinto il proprio ricorso principale. Il pronunciamento della suprema corte di Vienna va oltre la semplice conferma della reclusione. I magistrati di vertice hanno infatti riaperto una partita che in primo grado si era chiusa con un'assoluzione parziale: quella relativa al presunto travaso di 300mila euro verso i forzieri della fondazione di famiglia, formalmente giustificato come pagamento della locazione di una sfarzosa villa a Hungerburg, sulla collina di Innsbruck. Per i giudici superiori quel denaro costituisce un occultamento ai danni dei creditori, imponendo un nuovo passaggio processuale.